L'uomo che imparò a volare:
i 50 anni di Michael Jordan
ALTRISPORT
Volete sapere quanti anni ha Superman? È facile, visto che Michael Jordan, di sicuro il più grande cestista di tutti i tempi, ne compie cinquanta. Come Superman il cestista dei Chicago Bulls ha avuto il superpotere del volo. Nella gara delle schiacciate del 1987 prese una rincorsa lunga tutto il campo e saltò all’altezza della lunetta, atterrando soltanto dopo aver schiantato la palla dentro al canestro. Rivista al rallenty la scena fa paura: le falcate sospese per aria somigliano a quelle di un saltatore in lungo capitato per sbaglio su un parquet. Era nato Air Jordan, come lo ribattezzò prontamente la Nike in una serie di pubblicità per le scarpe.

IL CONDOTTIERO

Eppure all’inizio non lo presero sul serio, Michael Jordan era solo Clark Kent. Nonostante un titolo universitario NCAA e il premio Rookie Of The Year come migliore matricola NBA della stagione 1984-85, la maggior parte degli osservatori e dei tifosi lo considerava una specie di globetrotter capitato per sbaglio nella lega professionistica, uno capace soltanto del grande gesto atletico, del canestro spettacolare. Niente di più sbagliato. Divenne il condottiero di una squadra che prima di lui non aveva mai vinto un titolo (e dopo di lui è tornata in fretta e furia nell’oblio), arrivando a conquistare tre anelli consecutivi a partire dal 1991.
Si capì che oltre al volo Jordan possedeva diversi altri superpoteri, soprattutto quello di rappresentare in maniera impeccabile l’America. L’11 settembre era ancora lontano dal venire, il muro di Berlino era appena crollato e il capitalismo a stelle e strisce pareva per davvero l’unico modello di sviluppo sociale possibile. Tutto era perfettamente intrecciato, proprio come la retina di un canestro: Jordan metteva a segno i punti della vittoria allo scoccare delle sirene per la chiusura dei mercati di Wall Street. La sfortuna di Michael Jordan fu di non avere rivali. A differenza di quel che era successo negli anni Ottanta con la sfida infinita tra Magic Johnson dei Los Angeles Lakers e Larry Bird dei Boston Celtics, Jordan si ritrovò ben presto senza un antagonista credibile, senza un nemico da sconfiggere. Aveva umiliato nell’ordine lo stesso Magic Johnson (benché a fine carriera e con lo spettro del virus HIV), Clyde Drexler e Charles Barkley.

SENZA AVVERSARI

La NBA per prima ne subì un contraccolpo da un punto di vista eminentemente narrativo. Senza lotta, è risaputo, non c’è il film. Superman non può salvare il mondo senza un Lex Luthor qualsiasi che, all’opposto, voglia tentare di distruggerlo. L’originale kryptonite di Jordan si chiamava mancanza di motivazioni. A quale scopo giocare un’altra stagione, inanellare un altro titolo? Alla fine della terza finale NBA consecutiva l’asso dei Bulls invece di festeggiare la vittoria con i compagni corse a chiudersi nello spogliatoio. L’opinione pubblica pensò che il crollo nervoso fosse dovuto alla recente scomparsa del padre, ma le cose non stavano esattamente così.
Jordan infatti optò per un prepensionamento senza precedenti nella storia di nessuno sport: avrebbe giocato per un paio di stagioni a baseball senza ottenere risultati eclatanti, facendo finta di essere uno qualunque, disputando gare senza lode e senza infamia, tornando a essere l’impacciato Clark Kent. Anche in questo raccontò e quasi preconizzò la parabola degli Stati Uniti. Così come il nemico numero uno di Jordan era in fondo lo stesso Jordan, anche l’America di lì a poco avrebbe dovuto fare i conti con una terribile minaccia interna. Più del terrorismo di Al-Qaeda o il nuovo strapotere economico cinese, gli Stati Uniti sarebbero stati messi in ginocchio dal tracollo finanziario della Lehman Brothers e della Goldman Sachs.

IL CINEMA

Michael Jordan tornò al basket professionistico nel 1995 giusto per sballare il contatore dei record, raggiungendo un bottino complessivo di sei titoli (anche i secondi tre furono consecutivi). A un certo punto della sua carriera lo scritturarono persino quelli della Warner per fargli interpretare se stesso in un film con i miti dei cartoni animati di Looney Tunes: Bugs Bunny, Daffy Duck, Willy Il Coyote, Silvestro e Titti. Operazione perfettamente riuscita, visto che il personaggio più incredibile di tutti era proprio lui. Superman adesso ha cinquant’anni, ma siccome le icone sono condannate a non invecchiare mai, per tutti resterà quello che condusse all’oro la squadra statunitense di pallacanestro alle Olimpiadi di Barcellona.
Guarda caso quella squadra zeppa di campioni fu ribattezzata Dream Team ed era, molto semplicemente, la prosecuzione del sogno americano con altri mezzi.
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