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Bolt, finale di carriera da incubo: si infortuna e crolla a terra

Bolt, finale di carriera da incubo: si infortuna e crolla a terra

Amara conclusione di carriera per Usain Bolt, che si è infortunato mentre correva, per la Giamaica, l'ultima frazione della staffetta 4X100 non concludendo la gara, vinta dalla Gran Bretagna davanti agli Usa. Ma il pubblico non ha festeggiato per la vittoria del team di casa, colpito da quanto è successo a Bolt, che nel frattempo rimaneva dolorante a terra, steso sulla pista.


Per la sua recita conclusiva sul palcoscenico globale Usain Bolt sceglie un finale da giallista svedese. Senza lieto fine in pista, ma con uno strascico in infermeria. L’incredibile accade nella notte di Stratford, quando il Lampo anziché rimontare nella quarta frazione della staffetta veloce si accascia a terra alzando bandiera bianca. Britannici (oro a 37”47), americani (37”52 d’argento) e giapponesi (bronzo) festeggiano, mentre i giamaicani si radunano increduli accanto al Fulmine. Dopo qualche minuto Bolt si rialza e taglia zoppicante il traguardo. Niente giro d’onore, né ultimo gesto dell’arciere. Il saluto è semplicemente un applauso prima di lasciare sofferente la pista. Nessuno poteva aspettarsi una conclusione di carriera in questo modo. Il fato nega a Bolt la standing ovation, col pubblico in visibilio per i beniamini di casa.

Nella 4x100 femminile oro agli Stati Uniti (41”82) con Brown, Allyson Felix (alla quindicesima medaglia iridata), Akinosun e l’iridata della prova individuale Tori Bowie. Argento alla Gran Bretagna (42”12), bronzo alla Giamaica (42”19).

Il Mondiale londinese continua a essere indigesto ai cacciatori di doppiette dorate. A farne le spese stavolta è il padrone di casa Mo Farah che nei 5.000 si deve accontentare dell’argento. Nell’ultima gara della carriera in pista prima del passaggio definitivo alla maratona, l’olimpionico dai natali somali interrompe la sua striscia di vittorie nelle grandi rassegne che durava dal 2011. A succedergli sul trono dei 5.000 è il ventitreenne etiope Muktar Edris, un giovane che si era rivelato nel 2013 vincendo nel giro di poche settimane Campaccio e Cinque Mulini.

Nei 100 ostacoli torna sul trono la trentenne australiana Sally Pearson (12”59), su questa pista olimpionica nel 2012 prima della rinuncia forzata ai Mondiali di Pechino per la frattura del polso dopo la caduta al Golden Gala del 2015 e ai Giochi di Rio per la lacerazione del tendine. La bionda dell’Oceania è incredula dopo il traguardo tanto da esclamare ripetutamente “Oh, my God”. Niente medaglia per la primatista del mondo Kendra Harrison, quarta a 12”74, sopravanzata anche dalla trentatreenne connazionale Dawn Harper Nelson (12”63) e dalla tedesca Pamela Dutkiewicz (12”72). Nel giro di un’ora la Germania festeggia anche il suo primo oro col giavellottista Johannes Vetter che al primo turno spara l’attrezzo da 800 grammi a 89.89. Non si migliora rispetto alla qualificazione, ma il ventiquattrenne, secondo di sempre al mondo alle spalle di Zelezny, tiene distante due lanciatori della Repubblica Ceca: Jakub Vadlejch gli rimane a 16 centimetri (89.73) mentre Petr Frydrych si ferma a 88.32, appena 6 centimetri meglio dell’olimpionico di Rio, l’altro teutonico Thomas Rohler (88.26) al quale restano le briciole.

Il nuovo Ercole delle fatiche è il transalpino Kevin Mayer con 8.768 punti. È la prima volta che la Francia conquista l’oro del decathlon, in passato terreno di caccia di americani e cechi. Domenica si chiude all’insegna della marcia.
Mario Nicoliello


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