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Flamini e Minisini, una coppia color oro: «E' stato bellissimo»

Flamini e Minisini, una coppia color oro: «E' stato bellissimo»

“Continuare per arrivare ancora terzi come a Kazan? Questo non l’avrei fatto. Erano anni che continuavo col sincronizzato, e sempre ad arrivare settime o seste. Ora volevo di più. E ho incontrato Giorgio, e insieme ci siamo messi a lavorare sodo, con tutti i mezzi a disposizione, o staff tecnico, i coreografi, i musicisti e quant’altro. Volevo arrivare a vincere, più in alto di tutti e ce l’abbiamo fatta” dice Manila Flamini dopo l’oro. “Di lui mi fido ciecamente”: Lo ha chiamato “piccolo cucciolo d’uomo” e Giorgio gli ha risposto da maschio piccato “ormai sono grande”. Minisini si sfila sotto il tavolo dove concedono le interviste di rito i sandali infradito, come farebbe con le scarpe strette. Che avete imparato reciprocamente? “ha imparato solo lui”, scherza Manila facendo la cattiva del duo. “Arrivare fin qui, e adesso è bellissimo - dice lui - in questo sport che magari puoi pensare di fare tutto il possibile e poi succede che ti becchi il punteggio di 86, e vai più su di un punto ogni volta con fatica; ma stavolta siamo saliti di quasi cinque”.

L’URLO
“E’ perfino liberatorio: quell’urlo è, nella circostanza, anche uno sfogo che ti toglie tutte le frustrazioni per uno sport che tu fai tutto quello che puoi e poi c’è chi decide per te”. L’urlo gli è venuto bene, quasi come quello di Tarzan a Johnny Weissmuller, il nuotatore che fu il primo uomo della giungla cinematografico, o Donald Bragg, il saltatore che lo fece sul podio di Roma ‘60 sperando così di strappare un contratto hollywoodiano, come si diceva allora e oggi si drebbe da top player del calcio. “Anche a me viene bene far la morta” scherza Manila, altra attrice protagonista dello spettacolo a secco prima dell’esibizione natatoria. “Ma allo spettacolo non ho mai pensato: io sono un agonista, un co,petitivo, e vedo il sincro solo come sport; se lo spettacolo serve alla divulgazione della disciplina che amo, magari posso anche pensarci”, come fa Bill May che ha messo su una specie di Cirque du Soleil, versione moderna delle Bellezze al bagno e delle Zigfield Folies del secolo andato.

L’INNO
Sul podio Manila e Giorgio non sono riusciti ad andare sincronizzati con la musica: i Fratelli d’Italia avevano un allegro andante, un’aria da marcetta e, per quanto cercasse, si vedeva dal labiale di Manila che le parole erano ad andamento lento. “E pensare che quando mi lamento per i tempi musicali dall’acqua mi dicono: il ritmo è sempre lo stesso, semmai sei tu che non lo senti”.

“NOI”
E’ bello che nessuno dei due ragazzi d’oro prevarichi l’altro; nessuno si prende maggiori meriti dell’altro, né Manila per l’esperienza né Giorgio per la novità. Dicono sempre “noi”. “Giorgio mi ha motivato tantissimo: era una vita che nuotavo nel limbo del sesto-settimo posto”. “Io da piccolo sognavo di partecipare ai mondiali - racconta Giorgio - poi da quando ho partecipato e vinto un bronzo sognavo di vincerli”. “Noi” hanno lavorato per questo. “Lo volevamo” dice Minisini senza traduttore per il suo inglese, l’unica parola per la quale chiede aiuto nel tradurre è quando deve dire “convincere i giudici”. “Noi abbiamo cercato di fare il meglio: lavorando sul tecnico, e poi sull’artistico, perché i due aspetti si fondessero; i giudici hanno avuto il coraggio di darci quel che meritavamo” sostiene Manila. Ed entrambi ringraziano le proprie famiglie, numerose tutt’e due, e sempre pronte a dare sostegno. “Eravamo coscienti del lavoro fatto, ma giacchè per vincere non basta toccare per primi... Però già dopo le seimifinali sono venuti in tanti, delle altre squadre, a farci i complimenti ed a darci coraggio. Il coraggio di mettercela tutta, come abbiamo fatto”. Il coraggio che ha dato loro anche il pubblico, non solo papà Flamini, il re della claque. “L’esercizio è passato in fretta - dice Manila - che quasi non me ne sono accorta: ho guardato Giorgio, ho sentito il pubblico, ho detto ‘è fatta’”. Sei il nuovo Bill May? chiedono a Giorgio. Risponde Manila: “No, è Minisini”. Un ragazzo d’oro.

LAMPEDUSA
Hanno in mente una visita a Lampedusa con le medaglie: Giorgio e Manila sull’isola dell’accoglienza dopo che i migranti sono stati il tema ispiratore di questa medaglia d’oro che è una prima assoluta. Andare là, medaglia al collo, sarebbe un bel gesto.

IL SOGNO
“E’ il coronamento di un sogno, frutto del grande lavoro di tutto lo staff: l’armonia tra i due ha fatto la differenza, sono diventati un corpo unico e hanno reso questo doppio equilibrato. Giorgio è formidabile, ma ringrazio Manila per la forza e l’impegno che ci ha messo: è stata una tigre” è il commento del tecnico azzurro Patrizia Giallombardo.

DRAMMI E SEXY
“Abbiamo raccontato una storia che colpisce al cuore” dicono gli azzurri orgogliosi del tema musicale scelto per sottolineare la grande tragedia della migrazione. Confronto di note: i russi suonavano la Carmen di Bizet, gli americani un Sexy Rock’n Roll, medley di Isaac. Sono arrivati secondi e terzi. Nessuno dei 10 ha scelto musiche folk o che richiamassero il pop dei propri Paesi. Si segnala, fra i concorrenti, il greco Vasileios Gkortsilas: è del terzo millennio, nato nel 2001.


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