Roma-Genoa, Totti all'infinito: prendo Piola e lascio
CALCIO
ROMA - Da quel settembre del 1994 a una fredda domenica di inizio marzo 2013 sono passati tanti anni e 225 reti, tutte con la maglia del cuore. La prima al compianto Franco Mancini, portiere del Foggia; l’ultima (per ora...) al genoano Sebastian Frey, il più battuto in carriera (10 volte) alla pari di Gigi Buffon. Francesco Totti, il più grande calciatore di sempre della Roma, davanti alla sua gente - e con i figli in tribuna (e poi in campo accanto a lui) - ha agganciato Gunnar Nordahl al secondo posto della classifica dei cannonieri all time della Serie A. L’ennesimo record di un calciatore straordinario, un fuoriclasse unico, un esempio incommensurabile di classe e di attaccamento alla maglia.

LA COMMOZIONE

Eccolo, il Capitano. «É stata una serata di grandi emozioni. La più forte vedere i miei figli in campo... Non pensavo che venissero allo stadio, sapevo che rimanevano a casa perché erano stati male in settimana... È stata una grossa sorpresa. Mi sono commosso. Per un papà l’abbraccio dei figli (che sulla maglietta avevano la scritta “Sei forte papà”, ndr) è stata una cosa meravigliosa. Questa per me rimarrà una giornata indimenticabile», il suo commento. Domanda: Francesco, quanto ci mette a riprendere Piola? «Non dipende da me...», replica sibillino pensando al rinnovo del contratto, visto che quello attuale scadrà nel prossimo anno. «Non so se sarà più facile raggiungere Piola (274 gol, ndr) o arrivare terzi quest’anno: spero il terzo posto, per ora. Comunque, con un altro contratto Piola posso prenderlo. E appena lo supero, smetto...».

LA CURVA

«Arrivare a 225 reti segnando proprio sotto la Sud (105 i gol realizzati in quella porta, ndr) è stata una gioia in più. È un record che ho voluto, cercato davanti al nostro pubblico perché penso sia doveroso arrivare a questi traguardi davanti ai propri tifosi per ringraziarli di tutto quello che danno. È un amore reciproco, il nostro. Li porterò sempre con me». Duecentoventicinque gol in campionato in 20 anni di carriera. «Una storia lunga così non è semplice, soprattutto a Roma che è città un pò particolare, e chi la conosce sa di cosa parlo. Io ho portato rispetto a tutti, ho sempre fatto il professionista, non ho mai dato a vedere che Totti poteva fare quello che voleva. Sono stato sempre con i piedi per terra», le sue parole.

AMICO E NEMICO
«Mi dispiace che Zeman non sia qui con me a festeggiare. Io sono attaccato a lui e lo ringrazierò sempre per tutto quello che ha fatto per la mia carriera. Carlos Bianchi, invece, no. Lui mi voleva cedere e quello è stato il momento più brutto della mia carriera. Bianchi voleva Litmanen, lui pensava che io fossi un giocatore normale. Poi c’é stato il torneo Città di Roma e, per fortuna, è cambiato tutto. Il mio gol più bello? Quello di Genova al volo di sinistro contro la Samp, ma il più importante è quello contro il Parma il giorno dello scudetto».Terzo posto, si può ancora fare? «Ci stiamo avvicinando, siamo a cinque punti dal Milan, abbiamo fatto tre vittorie consecutive. Possiamo mettere in difficoltà sia Milan che Inter, ma dipende da loro. Noi sfrutteremo i loro passi falsi».

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