Alex Ferguson, una vita per il calcio: ora potrà godersi la pensione
CALCIO
ROMA - Il volo AF è atterrato. Sir Alex Ferguson ha deciso di concludere la propria carriera di allenatore dopo aver sfrecciato tra le stelle del pallone per un’infinità di tempo. Quasi 39 anni da tecnico, oltre 26 al Manchester Utd. Una vita per il calcio. E il calcio per una vita. «È il momento giusto», ha riconosciuto.

Ferguson, classe 1941, accompagnerà i Red Devils nelle ultime gare della stagione, quindi potrà godersi la pensione. «Continuerò finché avrò l’energia e la salute. Il ritiro è per la gente giovane. Io sono troppo vecchio per andare in pensione e non avrei niente da fare», scherzava qualche anno fa. No, non si può imbrogliare l’età. Il quadro è cambiato, e presto Sir Alex dovrà pure sottoporsi a un intervento al bacino.

Ferguon è – e rimarrà – una leggenda del calcio e un fuoriclasse della panchina oltre che l’icona del Manchester Utd. Ha raccolto 894 vittorie e 2762 gol in 1498 sfide disputate da manager dei Red Devils. E, soprattutto, ha sollevato 49 trofei, indossando così l’abito dell’allenatore più vincente della storia del pallone britannico. Un mito. Le 13 Premier League – l’ultima conquistata solo pochi giorni fa –, le due Champions e gli altrettanti mondiali per club sono soltanto i titoli che oggi affiorano sulla superficie di un mare d’oro. Ha sperimentato tanti moduli da maestro della tattica, e ha avuto la fortuna (e il merito) di poter disporre dei migliori giocatori del panorama: Cantona, Beckham, Giggs, Scholes, Cristiano Ronaldo, Rooney e van Persie tra gli altri.

Tutto (o quasi) si conosce di Sir Alex sotto il profilo sportivo, si sarà notato. Le mille sfumature della figura hanno sempre affascinato gli appassionati, però. Sir Alex Ferguoson, ad esempio, si chiama Alexander Chapman Ferguson. È nato il 31 dicembre del 1941 nella casa della nonna, che si trovava lungo Shieldhall Road, a Govan, un sobborgo di Glasgow. Scozia, dunque. Il padre Alexander era un operaio navale, protestante; la madre Elizabeth abbracciava invece la religione cattolica. È stato bocciato a scuola più di una volta, e ha lavorato nella Remington Rand, una fabbrica di macchine da scrivere e di rasoi elettrici. Ha giocato da attaccante per alcuni anni, laureandosi perfino capocannoniere del campionato scozzese del 1966 con i colori del Dunfermline. È stato il ct della Scozia ai Mondiali del 1986 (ma ha rimediato una figuraccia), poi ha cominciato l’avventura con il Manchester Utd il 6 novembre 1986. Ha tre figli: Mark e i gemelli Jason e Darren, l’attuale manager del Peterborough. La moglie Cathy Holding non ha mai voluto vedere neppure un accenno legato al calcio nella casa di Wilmslow nel Cheshire. Intransigente.

Il 20 luglio del 1999, Alex ha ricevuto l’onorificenza dell’Ordine dell’Impero britannico dalla regina Elisabetta, diventando così effettivamente «Sir Alex». Possiede una personalità granitica: pretende il massimo da tutti e, se necessario, urla e litiga con chiunque. Avversari e propri giocatori, è uguale. Del resto, Beckham ancora ricorda lo scarpino scagliato da Sir Alex, e finito sul proprio volto (in modo più o meno casuale). I giocatori ne hanno addirittura paura. «Appena me lo trovavo di fronte, cominciavo a tremare», confidava Becks. «L’hairdryer», l’asciugacapelli a suon di grida, era un incubo dello spogliatoio. Nel 2004, Alex ha dovuto combattere la tachicardia con un pacemaker: si è operato in mattinata, ed è tornato all’Old Trafford prima di sera.

Il mito adesso scolora in ricordi. I 50 milioni di pagine internet e i tanti libri dedicati continueranno a raccontare la storia di un campione. Perfino una delle tribune dell’Old Trafford porta il nome del manager scozzese. Certo, Sir Alex dovrà inventarsi un futuro tra pochi mesi: i viaggi, la lettura, le lingue, i vini, i cavalli e la pittura sono le sue passioni. Non faticherà a tenersi occupato. «D’altronde, sono un ragazzo con così tanto talento...», sorrideva solo qualche tempo fa. Quando ancora non aveva deciso di salutare le stelle e spegnere i motori.

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