Reja: «Lascio la Lazio, non cambio idea
Sembra che il 4° posto non valga nulla»
CALCIO
ROMA - «Lascio la Lazio. Sì, lo confermo. Era una decisione che già si sapeva». Al telefono da Gorizia, Edy Reja ufficializza il divorzio dal club biancoceleste, dopo i colloqui dei giorni scorsi con Lotito. «Probabilmente incontrerò il presidente ancora, ma non sono uno che cambia idea».

«Finisce qui la mia avventura alla Lazio». L'addio ai baincocelesti dunque è cosa fatta e non ci saranno ripensamenti. «La situazione qual è? Che sono già a Gorizia, quindi questo lascia intendere il tutto. Finisce qui la mia avventura alla Lazio. Il presidente Lotito mi ha dato supporto e mi ha chiesto di rimanere. Anche dopo il mio rifiuto, mi ha invitato a ripensarci e a prendermi una settimana per riflettere. Io la mia decisione però l'ho presa», dice ancora Reja a cittaceleste.it.

«Sembra che non abbiamo fatto nulla in questi due anni, in cui siamo arrivati per due volte in Europa League. Certo, se quest'anno avessimo centrato l'obiettivo Champions, le considerazioni sarebbero state diverse. Siamo andati incontro a diversi infortuni, che hanno reso la stagione difficile», prosegue il tecnico. «Inoltre la campagna di rafforzamento, a gennaio, è andata male. Dopo il calciomercato mi sono ritrovato senza 4-5-6 titolari per colpa di estenuati trattative, troppo lunghe, che alla fine non si sono concluse», dice ripensando ai momenti più complicati dell'annata.

«Questo di Roma è un ambiente negativo, da tutte e due le parti», prosegue facendo riferimento alle difficoltà ambientali. «Reja, Lotito, giocatori è stata una critica continua. Qualcuno mi ha anche dato del vigliacco perché ho ripensato alle mie dimissioni prima della gara contro l'Atletico Madrid», prosegue l'ormai ex tecnico ricordando al passo indietro compiuto e poi cancellato. «I ragazzi - spiega - mi hanno chiesto di rimanere vicino alla squadra e allora sono rimasto. Fa male pensare che un quarto posto sembri non valere nulla». Alle domande sul nome del successore, Reja risponde: «Non so chi verrà dopo di me».

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