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Chi vince non si ripete: l'Europa e la caduta dei campioni

Antonio Conte

Non di rado, e per ragioni spesso imperscrutabili, nell'Europa del calcio accadono fenomeni che generano tendenze capaci di foderare sorprendentemente l'intera mappa del continente. Neppure si fossero dati un appuntamento esatto, i diversi tornei. Così, in queste settimane, è un nulla registrare una particolare inclinazione, sintetizzabile nella linearità di una frasetta. E cioè. Nessuno dei campioni in carica delle diverse leghe nazionali ora è in vetta alla propria classifica. Incredibile, a rifletterci bene. Eppure, al di là di ogni previsione e contro un mare di certezze, tutte le squadre regine si sono allineate a un certo andare, più lento rispetto al correre della passata stagione, non tanto veloce da pareggiare lo sfrecciare dell'attualità.

IL QUADRO
Per capire bene la faccenda, basta guardare la cartina. In Italia, lo sappiamo, la Juventus campione di Max Allegri è lontana tre punti dalla vetta occupata dal Napoli di Sarri, mentre in Inghilterra al Chelsea di Antonio Conte non è riuscita finora l'acrobazia di mantenere il ritmo dettato dal Manchester City di Pep Guardiola, primo e decollato ormai verso il trionfo. Naturalmente la Liga non inaugura eccezioni, anzi. Il Real Madrid re di Spagna in tutti i sensi... è distante dal vertice: invece il Barcellona da agosto lo ha occupato e prenotato per le feste di primavera. Quanto alla Francia, a detenere il titolo è il Monaco: però a regnare sulla Ligue 1 è il Paris Saint-Germain dei fenomeni. Identico è lo scenario che si delinea in Portogallo. Dove lo scorso anno dominava il Benfica, poi divenuto padrone dalla Primeira Liga, ora spadroneggia il Porto di Sergio Conceiçao, proprio l'ex laziale e interista. In Olanda il panorama non cambia, è chiaro: il Feyenoord zoppica, il Psv Eindhoven impone la velocità, lassù. Inutile specificare quale sia la squadra campione e quale l'inseguitore. Ecco, giusto in Germania la vicenda appena sconfina oltre il margine del canone europeo. Perché, con la corona un poco obliqua, il Bayern Monaco condivide l'attico della Bundesliga con il Borussia Dortmund. Alla pari. Comunque va pure registrato che fino a sabato mattina i gialloneri erano saldi al comando in solitaria.

LE RAGIONI
Dedurre che la tendenza sia solo il riflesso di una casualità probabilmente significa scivolare sul ghiaccio del semplicismo. Considerando la diffusione estrema, per non dire totale, della corrente, non è sbagliato allora immaginare che sotto, e dietro, la flessione generale dei campioni in carica si nascondano delle ragioni precise. Innanzi tutto una sorta di sindrome da appagamento: per cui ai giocatori che hanno vinto da poco non viene facile e naturale il gesto di riannodare il filo del successo. Poi non dev'essere estraneo a tutto il gran frullare di punti e di posizione un secondo e non meno tenue orientamento del tutto complementare al primo: che segnala il robusto rafforzamento dei club che fino alla passata stagione inseguivano. Insomma, con lo scattare della nuova stagione, si è capovolto l'ordine dei ruoli. Talvolta lo si potrebbe immaginare un evento fisiologico, spesso un fatto occasionale, di frequente un passaggio a vuoto del sottile meccanismo che in qualche forma trasforma il valore di una squadra nell'esito del campo. Mai, però, i mutamenti sono figli soltanto della sorte che si diverte. È il normale camminare delle cose e delle storie tutte. Nascono, vivono e finiscono: per lasciare il tempo e lo spazio alla bellezza della novità.


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