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Real Madrid, una pioggia di critiche

Real Madrid, una pioggia di critiche

Tra le onde del calcio europeo si nasconde e danza la barchetta di una vicenda quasi invisibile, se non a occhi vagamente attenti. A dominare la mappa, dopotutto, sono le avventure di Conte e di Mourinho, di Neymar e del Bayern Monaco. Così, forse per stanchezza o per disattenzione, si finisce per non posare lo sguardo su un fatto in realtà piuttosto evidente: e cioè: la crisi del Real Madrid. Ah, il Real, sì. Dov’è il Real? Sembra uno di quegli invitati che alle feste non mancano mai: e quando mancano neppure lo si nota – si dà per scontato ci siano. Ecco il Real Madrid di Zinedine Zidane: campione d’Europa, sempre ospitato al gran ballo spagnolo ed europeo ma da qualche mese un poco defilato. Avrà i suoi pensieri, si potrà dedurre. E in effetti. A rifletterci, Zidane ne ha studiate tante: ha varato delle soluzioni, ha sancito delle idee, ma non è riuscito nel gesto di restituire alla manovra la brillantezza e la fluidità della passata stagione. È chiaro che non sappia nemmeno più bene che cosa inventare.

IL FUTURO
Giusto per avere un’idea, bisogna sapere che oggi il Real Madrid è quarto nella Liga e ha già accumulato un ritardo di otto lunghezze rispetto al Barcellona, capolista. Ha raccolto due sconfitte e quattro pareggi in 14 giornate, collezionando quindi la ridicolaggine di 28 punti – non ne conquistava tanto pochi dal 2008. Può bastare? Ovviamente no. Così è il caso di perdere un momento ad annotare che da agosto a oggi ha realizzato appena 25 gol in Spagna. Lo capirebbe anche un alieno che siano una miseria. Sappiamo però, grazie agli statistici, che il Madrid non segnava con tanta fatica nella Liga addirittura dal 2006. Se non altro, al netto delle espulsioni tipo quella rimediata sabato da Sergio Ramos, la difesa subisce poche reti: appena 11, e il dato va comunque salutato come un prodigio della natura. Per cui, soprattutto dopo il pareggio senza gol centrato a Bilbao, l’immensa nave blanca ha scaraventato i tifosi e la stampa in via definitiva nell’oceano delle preoccupazioni. Tra l’altro vale la pena di ricordare che nel correre di dicembre a Zidane saranno consegnati due impegni di un certo peso: il Mondiale per club negli Emirati, in programma a partire dalla prossima settimana; e il Clasico con il Barcellona, fissato per il 23 dicembre. Un’Antivigilia per cuori matti. Dunque, come si diceva, nelle ultime ore un collegio di dottori presieduto da Zidane si è chinato sullo scafo del Real: e, con la cura dell’archivista, ha cominciato a verificare le crepe. Hanno scoperto che probabilmente è vero – o non falso – quel che da anni si va sostenendo fin negli arcipelaghi più remoti. Ovvero. Il Real Madrid dipende maledettamente da Cristiano Ronaldo: e, quando lui non segna, la squadra rallenta, procede per inerzia per poi sfiorare l’immobilità completa. Sarebbe soltanto una teoria buona per fare conversazione se a confortarla non provvedesse la scintillante autorevolezza dei numeri – la migliore narrativa al mondo. Certo le cifre occorre saperle interpretare. E qui il discorso si fa più complesso. Di sicuro Cristiano Ronaldo, nelle dieci apparizioni stagionali nella Liga, ha segnato due (due, proprio due) gol; mentre in Champions ha raggiunto la quota mostruosa di otto (otto, proprio otto) centri suddivisi in cinque partite. Quindi non dev’essere esattamente un caso che dove Cristiano stenta, il Real zoppica; e dove Cristiano è un razzo, il Real vola e conquista le qualificazioni agli ottavi in anticipo. Poi è logico che non ogni difetto dei blancos sia il riflesso delle mancanze di Ronaldo. Trarre in fretta delle conclusioni sarà però l’obiettivo di Zidane. Consapevole che la squadra finora abbia reagito male a qualsiasi ipotesi di modifica, dovrà ridisegnare un modulo che rispolveri la memoria di un passato vincente. Oppure, più semplicemente, gli converrà trovare il modo di togliere dal viso di Ronaldo quel lenzuolo bianco che in Spagna lo rende un fantasma.
 


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