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Nuoto, oro per l'Italia nel sincro: il brano sul dramma dei migranti

Storico oro per gli azzurri Minisini
e Flamini nel nuoto sincronizzato

L’oro di Roma ha un che di storico: Giorgio Minisini, nato sul mare a Ladispoli, l’acqua nel destino, 21 anni, e Manila Flamini, nata a Velletri ma solo perché la zia era capo ostetrica nell’ospedale di quel bel “castello romano” e a tre giorni era già “romana de Roma”, zona Tiburtina, 30 anni, sposata, hanno vinto il duo tecnico del nuoto sincronizzato. E’ il primo oro dell’Italia in questa disciplina e sempre Giorgio e Manila fanno qualcosa da superstatistica: il bronzo di Kazan fu, dicono, la medaglia numero 100 del nuoto italiano ai mondiali.
 

 


UN NOVANTA DA PAURA
Il punteggio dei due ragazzi azzurri, alla fine, è stato di 90.2979. “Mai pensavamo di arrivare così in alto” confessa Giorgio. La coppia aveva spesso navigato intorno agli 85 e nel nuoto sincronizzato, che è sport senza risultato cronometrico (“qui non devi toccare per primo, devi convincere i giudici” è un’altra frase dei due) ma affidato all’umano giudizio, “ci metti tre anni per crescere d’un punto”. Loro ne hanno impiegati due per salire dagli 85 e passa del bronzo di Kazan ai 90 dell’oro di oggi: da paura. I giudici, come del resto il pubblico, si sono lasciati conquistare dalla frammatica forza dell’esibizione che nuota tra sport e spettacolo. Il giudice Roberto Minisini, papà di Giorgio, ha attribuito 9.3; non risulta che abbia inflitto ai russi, arrivati secondi, un voto diminuente. “Si accorgono che è mio padre dal cognome, se fosse una madre non se ne accorgerebbe nessuno” dice Giorgio, e comunque non è dalle votazioni che si vede, pur se qualcuno, fra i merlettai dell’informazione, ci farà un ricamino. I russi campioni uscenti, il soldatino Maltsev e Michaela Kalancha, sulle note della Carmen di Bizet, hanno fatto registrare 90.2639 mentre il bronzo è stato degli americani, Bill May e Kanako Kitao Splendlove, che era giapponese ad Atene 2004, argento di squadra, ed ora ha preso il cognome yankee di Splendlove e vive a Las Vegas e lavora nella stessa ditta di Bill, che è l’inventore del “sincro maschio”: gli americani si sono fermati a 87.6682.

 


L’URLO DI GIORGIO
Il tema dei 2 minuti e 19 secondi netti che è durata la performance degli azzurri è il dramma dei migranti. Una scelta anche politica: “A queste persone che fuggono dalla guerra, dalla fame o da altri disastri, c’è chi guarda con accoglienza e chi con cattiveria: volevamo far pensare questi ultimi” dice Giorgio; e Manila aggiunge: “E’ una metafora; anche noi in qualche modo volevampo qualcosa che sembrava irraggiungibile e l’abbiamo raggiunto”. Manila avrebbe voluto che il compositore incaricato di fare la musica moderna (“basta con le solite: viviamo nel mondo contemporaneo”), Michele Braga, che ha scritto fra l’altro le note di Jeeg Robot si ispirasse al terremoto di Amatrice: “Ero nelle Marche da mia nonna, quando è successo”. Ma era difficile mettere in due minuti di accrdi il terremoto: “E allora ci siamo ispirato a un’altra drammatica realtà d’Italia: quella dei migranti” dice Giorgio. Per la parte iniziale, quella a secco, si sono affidati alla regia di Enrico Zaccheo: di qui l’urlo di Minisini e Manila che gli muore fra le braccia, prima che i due si tuffino per gli esercizi senza paura e trascinanti come musica impone.

SENZA GUARDARE
Finito l’esercizio e pesci fupr d’acqua, Giorgio e Manila hanno atteso il punteggio, altissimo, e poi si sono rifugiati nel sottotribuna. Lui ha voltato le spalle alla piscina e si è aggrappato a un tubo d’acciaio mentre le note di Bizet accompagnavano i russi. Poi il punteggio e l’urlo, che questa volta era di gioia e d’oro. “I don’t know!”, “Oh my God!” e altre esclamazioni nell’ottimo inglese di Giorgio davanti ai primi microfoni, poi qualche più terrena declamazione davanti agli italiani. In acqua s’erano abbracciati: che ha detto Manila? “E’ fatta”. Voleva dire quel che è fatto è fatto. E il fatto era d’oro.

COSE DI FAMIGLIA
Casa Minisini è la bottega del sincro: il papà giudice, la mamma Susanna De Angelis allenatrice, la sorella Diana pure (è qui come seconda del Liechtenstein d il suo abbraccio è fortissimo), il fratello Marco è pallanuotista con sincro–precedenti. Più numerosa la famiglia di Manila, quasi un charter qui: il marito Marco Bolognesi, ex nuotatore ora poliziotto, la mamma Daniela Pecci che ha cucito il costume (insieme con la sarta Susanna De Angelis, omonima soltanto della madre di Giorgio), il papà Moreno, zia Michela, zio Fabrizio, zia Maria, la cugina Valentina e la suocera Paola D’Orazi. Non c’è la nipote Camilla, otto anni, che con le mani impiastricciate di vernice ha disegnato i costumi di gara, per l’appunto mani d’ogni colore che si cercano e toccano. C’è, invece, ed è la star di casa, la nonna: Fernanda Ionni. Ha 82 anni, già era volata a Rio 2016 ed era salita dal Cristo Redentore facendo venire il fiatone a quelli che volevano tenerne il passo.



 


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Lunedì 17 Luglio 2017 - Ultimo aggiornamento: 18:02

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