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Rugby, prova di orgoglio: gli azzurri di Parisse sfidano a Firenze gli Springboks feriti

Sergio Parisse

Dopo gli All Blacks tre volte campioni del mondo, inviperiti per l'invereconda e storicamente inedita sconfitta a sorpresa con l'Irlanda, agli azzurri di Parisse tocca oggi sotto il cielo di grigioo di Firenze il Sud Africa due volte campione del mondo, imbufalito per il ko rimediato a Londra dagli inglesi che negli ultimi dieci le avevano sempre prese. Insomma, indisponibili Godzilla e King Kong, l'Italia del ct O'Shea continua a sfidare i calibri più grossi in partite dal pronostico arciscontato.

L'idea è di imparare dai migliori dei migliori per poi essere competitivi con le nazioni di seconda fascia e persino disinvolti quando si incontrano quelle che nel ranking mondiale valgono meno di noi, tipo Deo gratias Tonga, attesa sabato prossimo a Padova. Intanto però bisogna affrontare questo lungo giorno senza pane che è il match contro gli Springboks. Per di più i sudafricani, e questa è una signora notizia, non fanno come gli All Blacks che a Roma hanno schierato le riserve per infliggerci comunque l'ennesima Caporetto: no no, il ct Allistar Coetzee schiera il massimo che ha, compreso il veterano Habana, l'ala più veloce dei ghepardi.

AVVERSARI NEL TUNNEL
E' il segno del periodo grigio che attraversano i sudafricani, sempre fisicamente intrattabili, ma tecnicamente involuti (solo 4 vittorie negli ultimi 10 match) per la crisi d'identità e di gestione di uno sport che, come molto altro laggiù a sud del Limpopo, stenta a conciliare il passato tutto bianco con il presente che non dovrebbe avere alcun colore, ovvero averli tutti come voleva Mandela per la sua nazione arcobaleno. Quanto vale questo smarrimento per gli azzurri che finora contano 12 ko su 12 match con i Boks? «Loro sono sempre fortissimi - ammette il capitano Parisse - puntano sempre ad annientarti fisicamente prima di dare aria al gioco. Non so perché sento dire con tanta facilità che avremmo la possibilità di batterli. Certo, come sempre daremo tutto fin dal primo minuto ed è vero che il Sud Africa vale meno degli All Blacks, ma è sempre la quarta squadra al mondo (l'Italia è 13a), senza contare la sua tradizione che nel rugby conta tanto. I Boks hanno un gioco lineare che forse è anche più difficile da contrastare. A ogni modo ci sentiamo pronti e vi confermo che in settimana abbiamo lavorato all'insegna dell'ottimismo: non abbiamo vissuto il ko con la Nuova Zelanda come una disfatta. E poi c'è il pubblico: l'entusiasmo dei nostri tifosi è eccezionale».

E' il mantra del nuovo ct che ha avuto conferma anche dai dati tecnici raccolti grazie ai gps cuciti sulle maglie degli azzurri: i numeri dicono che la squadra ha espresso all'Olimpico un volume di gioco migliore di quello del tour estivo che già era superiore a quello del 6 Nazioni. La squadra è, in altre parole, in crescita ed è colpa solo del valore degli avversari se la cosa non si nota a prima vista. Così il ct ha cambiato solo gli uomini che è stato costretto a sostituire per infortuni: spazio fin dall'inizio a Venditti, Minto, Gega e Panico, con la cabina di regia affidata ancora alla matricola Bronzini e Canna.


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