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Rugby, Italia dei giovani torna alla vittoria: abbattuti i colossi delle Fiji 19-10

L'Italrugby dei giovani torna alla vittoria: abbattuti i colossi delle Fiji 19-10

Evviva, all'ombra dell'Etna innevato l'Italia soffre e soffre ancora, ma torna finalmente al successo abbattendo i colossi delle Fiji al Massimino di Catania: 19-10, una meta per parte. Ed è tutto quello che conta, perché è di nuovo vittoria per gli azzurri dopo 12 mesi amari con 9 ko consecutivi. Fa rabbrividire immaginare le conseguenze di una nuova debacle - possibilissima - proprio mentre il piano a lunga scadenza del ct O'Shea sta uscendo dalla prima fase per rinnovare tutto il movimento italiano. Poi però nel mondo dello sport l'indispensabile profitto si chiama "vittoria" e non si può tirare avanti troppo tempo senza alzare al cielo i pugni, come hanno fatto ieri Parisse e i compagni, le spalle finalmente libere da un macigno. Idem per lo stesso ct irlandese, dopo il fischio finale ringiovanito quasi quanto l'imponente batteria di ragazzi che ha lanciato nell'arena dopo avere preso per un anno e mezzo le misure, certo non generose, del rugby italico.

E va ricordato che l'Italia anche oggi affrontava, come al solito, un avversario che la precede di gran lunga nel ranking mondiale: i fijiani sono noni e gli italiani quattordicesimi, anche se in effetti in occasione del match di Catania gli allibratori ci consideravano favoriti di una nonnulla. Mica si sbagliavano, perché per 60 minuti la partita è stata assolutamente in bilico, con quella gelida sensazione che al minimo errore degli azzurri i fijiani avrebbe galoppato verso la vittoria come accaduto tante volte in passato. Davanti agli oltre 12mila fedeli del Massimino, in festa per il ritorno della nazionale al Sud dopo 24 anni, gli italiani ad alto tasso di inesperienza parevano congelati, senza mordente, vincolati al piano di gioco intelligente ma sterile tanto che si arrivava al the con un preoccupante 10-10. Un "tutto da rifare" costato agli azzurri immani fatiche fisiche e mentali, mentre agli isolani del Pacifico basta sfuggire una volta a un placcaggio (anzi un biplaccaggio mancato da Minto e Parisse!) per riportarsi a galla e ficcare un vulcano di dubbi nelle teste degli italiani.

La squadra è sembrata convinta dei suoi mezzi e della strategia del ct O'Shea per mantenere al sicuro il possesso del pallone (nei primi 40 minuti sarà del 58%) per evitare di fornire ai funamboli fijiani occasioni di contrattaccare. Tutto ok, piano rispettato, pochi errori, però scarsa efficacia nonostante il predominio in mischia e in touche (due rubate).

Tanto sudore per distillare solo un penalty al 4' con Canna e una meta con il pilone Ferrari che al 20' sfonda sotto i pali. Ottimo, ma poi gli azzurri si sono persi lasciando sempre più spazio ai rivali che prima hanno mancato di un soffio la meta per colpa di un calcio rimpallato ad Hayward, debuttante equiparato neozelandese che si è mosso bene a parte questo madornale errore, e poi, al 38', hanno pareggiato con una galoppata dell'impressionante Nakatawa sfuggito appunto a due dei migliori placcatori azzurri. Insomma, va bene essere rigorosi e rispettare la tattica prevista, però poi bisogna anche segnare punti mettendo sul piatto più determinazione e aggressività.

Anche nella ripresa lo spartito non è cambiato: con quel 10-10 da trattenere sempre il respiro. In campo, di veterani in grado di dare la scossa, c'era solo il capitano Parisse, con Steyn e Budd dargli una mano. Un capitano al servizio della squadra, senza quelle fiammate, probabilmente per ordine del ct, che l'hanno reso famoso. Ordinati Violi e Canna in regia, ottimi i centri Castello e Boni nelle chiusure, ispirato Sarto, "pulite" mischie e touche. Al 45' è entrato il tallonatore Ghiraldini, l'altro veterano del gruppo e poco alla volta il ritmo degli azzurri è finalmente cresciuto anche perché in ben tre occasioni a restituirci la palla sono stati gli stessi fijiani, pasticcioni come non mai in ciò che di solito è la loro arma più letale: il frenetico passamani del pallone.

Così Canna ha allungato con due penalty al 52' e al 57': 16-10. Era il momento di chiudere il match, gli azzurri baldanzoni allargavano il gioco oppure inchiodavano i fijiani con il driving maul, brevettato marchio di fabbrica. Macché: dopo dieci minuti di fuoco, con gli ospiti anche in inferiorità numerica per il giallo al regista Volavola, l'Italia si è di nuovo infilata nel freezer. E 6 punti di vantaggio con i fijiani sono ben poco. O'Shea ha di nuovo dato fondo alla sua illuminata fiducia nei giovani debuttanti e ha inserito  l'enfant du pays Giovanni Licata, terza linea sfrontata, il furetto Matteo Minozzi fra i trequarti e anche il mediano di apertura McKinley. sì, proprio quello che ha commosso il mondo ovale tornando a giocare ad alto livello dopo aver perso un occhio. Ha ripreso a giocare in Italia (Serie C!) e per l'Italia (adesso la nazionale!) anche perché l'italianissima azienda Raleri ha realizzato una maschera tipo quella da sci per proteggere l'occhio rimasto. Occhiali che l'Irlanda fino all'anno scorso non voleva omologare, perdendo così uno dei suoi migliori talenti adesso fiero e riconoscente di giocare per il suo paese d'adozione. 

Tanti esordienti che hanno innervato la squadra a livello fisico e anche mentale rendendola capace di tenere i fijiani senza rifornimenti e deltro la loro metà campo. A un minuto (solo un minuto) dalla fine il penalty della sicurezza infilato dal glaciale McKinley, anche abile sin lì a distribuire il gioco. Vittoria, ed è tutto quello che conta per proseguire nel lungo cammino tracciato da O'Shea.

Un altro sorriso, infine, a bordocampo:  a commentare il match c'era Daniele Piervincenzi, ex rugbysta e voce di DMax, il reporter romano picchiato nei giorni scorsi a Ostia da Roberto Spada mentro effettuava un servizio per la trasmissione Nemo di Rai2.


Cariparma test match Italia-Fiji - stadio Massimino - Catania
Italia: 1 m. 27' Ferrari; 4 c.p. 4' 52' 57' Canna 79' McKinley; 1 tr. Canna
Fiji: 1 m. 38' Nakatawa; 1 c.p. 20' e 1 tr. Volavola.

Italia: 15 Jayden Hayward, 14 Leonardo Sarto, 13 Tommaso Boni, 12 Tomasso Castello, 11 Mattia Bellini, 10 Carlo Canna, 9 Marcello Violi, 8 Sergio Parisse (cap.), 7 Abraham Steyn, 6 Francesco Minto, 5 Dean Budd, 4 Marco Fuser, 3 Simone Ferrari, 2 Luca Bigi, 1 Andrea Lovotti. A disp. 16 Leonardo Ghiraldini, 17 Federico Zani, 18 Dario Chistolini, 19 Marco Lazzaroni, 20 Giovanni Licata, 21 Edoardo Gori, 22 Ian McKinley, 23 Matteo Minozzi. All. Conor O'Shea

Fiji: 15 Kini Murimurivalu, 14 Josua Tuisova, 13 Asaeli Tikoirotuma, 12 Jale Vatubua, 11 Timoci Nagusa, 10 Ben Volavola, 9 Frank Lomani, 8 Nemani Nagusa, 7 Akapusi Qera (c), 6 Semi Kunatani, 5 Leone Nakarawa, 4  Apisalome Ratuniyarawa, 3 Manasa Saulo, 2 Tuapati Talemaitoga, 1 Campese Ma'afu. A disp. 16 Sunia Koto, 17 Peni Ravai, 18 Ropate Rinakama, 19 Sikeli Nabou, 20 Mosese Voka, 21 Henry Seniloli, 22 Levani Botia, 23 Vereniki Goneva. All. John McKee

Arbitro: John Lacey (Irlanda) 
Guardalinee:  Brendon Pickerill (Nuova Zelanda), Pierre Brousset (Francia)
TMO: Neil Paterson (Scozia)
************************************

LA PRESENTAZIONE

Accipicchia, secondo gli allibratori l'Italia oggi a Catania l'Italia che sfida le Fiji è persino favorita nel pronistico. Di poco (appena 3 punti di margine), ma è favorita. Urge scaramanzia perché la circostanza è a dir poco rara, rarissima, per una nazionale cementata al 14° posto nel ranking mondiale che si trova come Sisifo ad affrontare sempre squadre che la precedono assai, vedi appunto gli isolani del Pacifico che ci guardano dall'alto della 9a posizione. E sfoggiando in campo, in questa lungamente attesa epifania del XV azzurro nel Sud Italia al Massimino su cui incombe la pioggia, ben tre dei fenomenali campioni olimpici di Rio de Janeiro: grazie all'introduzioni ai Giochi del rugby a 7, le Fiji hanno conquistato la loro prima medaglia olimpica, d'oro, va da sé, perché in questa forma liofilizzata del rugby i giganti degli atolli eccellono come nessun altro (l'Italia? La qualificazione per Rio non l'ha vista nemmeno col binocolo). Vedi lo strabiliante colosso agile come una pantera Leone Nakarawa, uno dei tre medagliati, che spaventa persino gli All Blacks e che sta facendo meraviglie nel Top 14 francese, il campionato che è una costellazione di stelle del rugby mondiale.

A ogni modo gli azzurri di O'Shea, di nuovo al Sud dopo 24 anni,  sono considerati favoriti soprattutto per i progressi che il progetto del ct irlandese O'Shea ha indubbiamente favorito non solo nel giro della nazionale, ma in tutto il movimento, in cui - ad esempio - le franchigie Benetton Treviso e Zebre di Parma hanno finalmente iniziato la stagione con un discreto quanto inedito numero di vittorie. E la formazione italiana è costruita sul blocco del Treviso (mischia) e su quello delle Zebre (trequarti) con l'aggiunta del capitano Sergio Parisse e, dalla panchina, del tallonatore Leonardo Ghiraldini (qui la maxi intervista), assi in quel già citato Top 14.

La strategia odierna sarà la stessa che in giugno ha permesso agli azzurri di stare davanti agli scornati fijiani a casa loro per quasi tutto il match. Quasi, perché sulla sirena è arrivata la beffa. La consegna è di eliminare gli errori rispetto a quel match perché i fijiani trasformano in mete ogni pallone recuperato anche da dietro i loro pali. E poi i per nulla Pacifici sono migliorati parecchio anche in quella fase primaria e fondamentale del rugby, la mischia, che non amano da quando, fin da bambini, si passano in spiaggia spensierati la palla (se ce l'hanno, sennò vanno bene anche noci di cocco o lattine di coca cola) senza avere alcuna voglia di sudare intrecciando colli e spalle. 

La consegna sarà allora di tenerli inchiodati sul bagnasciuga della prima linea, di fare tesoro delle touche e di non perdere assolutamente il possesso dell'ovale, di dosare i calci di alleggerimento. Rigore tattico e  placcaggi, placcaggi e rigore tattico per 80 minuti, perché nel complesso va fatto fruttare il presumibilmente migliore assetto dell'Italia che però, a forza di affrontare sempre avversari più forti, ha perso le ultime 9 partite dal novembre scorso. Risale ad allora l'ultima, clamorosissima e del tutto inattesa vittoria, contro il Sud Africa, potenza che non scende mai dal superattico del ranking ma che quel giorno a Firenze pagò pegno all'ardore azzurro che mai dimenticheremo.

Pronostico favorevole o no, la pressione maggiore è allora sulle spalle di Parisse & Co. perché poi almeno ogni tanto una partita bisogna pur vincerla e i due prossimi avversari  (Argentina, 18 novembre a Firenze, e Sud Africa, 25, a Padova) sono ancora più forti delle Fiji. Il ct azzurro dimostra poi notevole fiducia ringiovanendo di parecchio lo schieramento e privilegiando i ragazzi delle franchigie rispetto a qualche senatore azzurro emigrato in Francia o in Inghilterra.  Ben quattro gli esordienti nei 23 del foglio partita: parte subito a estremo il quadrato equiparato neozelandese del Treviso, Jayden Hayward, mentre in panca scalpitano l'enfant du pays Giovanni Licata, mastino di terza linea, e i trequarti Matteo Minozzi, una saetta, e l'estroso irlandese equiparato Ian McKinley, sì, proprio quello che ha commosso il mondo ovale tornando a giocare ad alto livello dopo aver perso un occhio. Ha ripreso a giocare in Italia (Serie C!) e per l'Italia (adesso la nazionale!) anche perché l'italianissima azienda Raleri ha realizzato una maschera tipo quella da sci per proteggere l'occhio rimasto. Occhiali che l'Irlanda fino all'anno scorso non voleva omologare, perdendo così uno dei suoi migliori talenti adesso fiero e riconoscente di giocare per il suo paese d'adozione. 

«Scendiamo in campo con una squadra giovane, quattro esordienti tra formazione titolare e panchina: sarà un momento particolare per loro, il primo cap in Nazionale è sempre un momento indimenticabile. Ma una cosa deve essere chiara: non sarà una partita facile e non possiamo permetterci di sottovalutare nessuno a questo livello», ha detto Parisse, alla centoventisettesima presenza in azzurro. «Questi tre test - prosegue il capitano - costituiscono un'opportunità per il ct di vedere volti nuovi a questo livello e le premesse sono positive. Sento il gruppo entusiasta e motivato, abbiamo lavorato bene in settimana e nei raduni di ottobre: ora, ovviamente, è tempo di confermare tutto sul campo. Le prestazioni di Zebre e Benetton in Pro14 hanno restituito all'Italia un gruppo di qualità, con un approccio positivo. La mentalità è sempre figlia dell'ambiente e credo che il lavoro che O'Shea sta svolgendo sia quello giusto e stia iniziando a dare risultati». 

Parisse si concentra poi su Fiji, l'avversario di domani a Catania: «Ripeto, è la gara più difficile di novembre. Sappiamo come gioca l'Argentina, conosciamo il rugby del Sudafrica: da Fiji non sai mai cosa aspettarti, sono molto liberi sul campo e ogni disattenzione difensiva, contro di loro, può essere pagata a caro prezzo. Inoltre, rispetto al passato, hanno dato maggiore organizzazione al loro gioco, sono più preparati di prima ed hanno imparato ad essere dominanti anche nelle fasi statiche, che hanno costituito in passato il loro punto debole» Il capitano dell'Italia chiude tornando a concentrarsi sulla propria squadra: «Non andiamo in campo per giocare bene e perdere: vogliamo vincere ma, per riuscirci, dobbiamo esprimere una prestazione di qualità. Non siamo una squadra che può vincere giocando male o in modo mediocre, per portare a casa il risultato dobbiamo esprimere prestazioni importanti. A cominciare da domani».


 


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