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Rugby, aggredì alle spalle la donna arbitro durante il match: giocatore radiato. Maria Bea: «Lo perdonerò»

Rugby, aggredì alle spalle arbitro donna durante il match: giocatore radiato. Maria Bea: «Lo perdonerò»

Grazie alla prova video, che in primo grado non era stato possibile utilizzare, è stato radiato il giocatore italo-argentino che l'11 dicembre scorso aveva aggredito alle spalle durante un match l'arbitro Maria Beatrice Benvenuti, 23 anni, romana, il più giovane arbitro internazionale nella storia del rugby.  Bruno Andres Doglioli, 34 anni, in altre
parole, per tutta la vita non potrà più giocare, allenare e in generale rivestire incarichi nel mondo del rugby. Non ci sono precedenti a una sentenza di questa entità, coerente con la gravità assoluta dell'episodio che era rimbombato in tutto il mondo ovale. 
Persino gli All Blacks, indignati per quella violenza senza precedenti, avevano inviato un mazzo di fiori a Maria Bea che aveva ricevuto messaggi di solidarietà da tutto il mondo.
 



LA SENTENZA
La Corte Sportiva d’Appello di Fir, presieduta dall’avvocato Achille Reali, ha accolto il ricorso presentato dalla Procura Federale da parte dell'avvocato Salvatore Bernardi nei confronti della decisione del Giudice Sportivo del 14 dicembre 2016, che aveva inflitto al tesserato dei Rangers Rugby Vicenza Bruno Andres Doglioli un’interdizione di tre anni in relazione alla gara del Campionato Nazionale di Serie A dell’11 dicembre 2016 per aver aggredito durante la partita, mentre il gioco era in corso, il direttore di gara Maria Beatrice Benvenuti.

La Corte Sportiva, visti gli articoli 61, 40, 41, 27/1 lett. F, 27/2 lett. B e 14 del Regolamento di Giustizia e rilevata l’infrazione dell’art. 27/1 lett. F dello stesso (aggressione all’arbitro) ha comminato a Bruno Andres Doglioli la sanzione della radiazione.

LE MOTIVAZIONI
«Quell’aggressione fisica è volontaria, premeditata, efferata, vigliacca, proditoria e attuata in totale spregio dello spirito del rugby. Un gesto pericoloso che ha anche dato pubblicità negativa al gioco sia in Italia sia all’estero» è scritto nelle motivazioni della radiazione giunta al termine del processo in cui Doglioli non si è mai presentato.

IL PERDONO
«Ho fiducia nella giustizia - aveva detto in un videomessaggio l’arbitro, nel frattempo tornata in campo - di fronte a un gesto inspiegabile nel nostro mondo, ma che saprò perdonare». 


QUELL'11 DICEMBRE 2016
Il colosso grande e grosso il doppio di lei arriva a tutta velocità alle sue spalle e la atterra con terribile violenza usando come una clava il braccio sinistro teso. Maria Beatrice Benvenuti, 23 anni, romana di Trastevere, si affloscia al suolo e non si sa come riesca poi a rialzarsi in piedi e ad arbitrare gli ultimi 8 minuti del match a Padova fra Valsugana e Rangers Vicenza. Oddio, chi ne conosce la storia e la fibra sa che la giovane donna ha una fortissima determinazione, ma davvero quella carica vigliacca alle spalle avrebbe lasciato a terra più di un giocatore di ben altra stazza.
 
 


Una delle scene più dure e soprattutto incredibili, inattese e ingiustificate che il mondo ovale abbia mai ospitato è avvenuta l'11 dicembre 2016 a Padova e bisogna vedere e rivedere più volte quel breve filmato per rendersi conto dell'assoluta gravità e assurdità della vicenda che ha portato prima all'interdizione per tre anni e quindi alla radiazione per Bruno Andres Doglioli, estremo italo-argentino 34enne dei Ranger. Secondo la prima sentenza,  come riportato nel provvedimento firmato dai giudici federali, gli avvocati Marco Cordelli e Francesco Grillo, per tre anni il giocatore non avrebbe più potuto giocare e nemmeno rivestire alcuna funzione nel mondo del rugby federale: accompagnatore, tecnico del minirugby, dirigente, niente di niente. Si trattava della sanzione più pesante inflitta in queste circostanze dal giudici sportivi del rugby negli ultimi venti anni, a sottolineare l'abnormità del gesto commesso ("un deliberato atto di violenza") ritenuto anche caricato dalle aggravanti della "vulnerabilità dell'arbitro" e  dei "futili motivi" dai magistrati. La radiazione, ovvero il massimo della pena? Intanto in primo grado non era possibile utilizzare il filmato, inoltre il giocatore non aveva "precedenti" e la partita era stata regolarmente portata a termine, a differenza di altri rarissimi episodi in serie minori in cui il direttore di gara venne costretto a non concludere il match per l'aggressione subita. 

Il giocatore, a quel che risulta, non avrebbe fornito giustificazioni: in una nota del club successiva all'interdizione l'italo-argentino esprime "il suo più sincero pentimento all'arbitro", mentre la società già prima della sentenza  iniziale del giudice sportivo ha sospeso il giocatore da attività e stipendio. Che, visto che ci troviamo nella serie A del rugby che in realtà è la serie B, è una somma, quando c'è, quando è prevista, da apprendista alle prime armi. Per quel che poi può valere parlare di salari in un contesto quale il rugby, in cui il 99,5% dei tesserati viene ripagato da ogni fatica solo dalla gioia di giocare: così l'aggressione subita dall'arbitro Benvenuti lascia ancora più sbigottiti nella sua storica unicità.

Non è una novità, nonostante Maria Bea Benvenuti sia solo classe 1993, che lei arbitri nella serie A maschile. La romana ha del resto bruciato le tappe fin da quando ha deciso di arbitrare a poco più di diciassette anni mentre i fratelli giocavano nel vivaio del Cus Roma e dell'Unione rugby capitolina: nessuno alla sua età aveva mai arbitrato finali di campionato, test match internazionali venendo selezionata anche per i mondiali femminili del 2015 a Parigi e per il rugby a 7 alle Olimpiadi di Rio, unica rappresentante dell'Italia ovale ai Giochi. Un fenomeno,  e senza avere alle spalle una federazione potente come quelle anglosassoni.

E vale la pena di ricordare, dato che la vicenda è destinata a valicare i confini del rugby che pure sono in continua e rapida espansione anche grazie alla verve di persone di valore come la Benvenuti, anche esperta in tv per DMax durante il Sei Nazioni, che nella palla ovale solo il capitano può rivolgersi all'arbitro, premettendo: "Mi scusi, signore". E che Doglioli, originario di Rosario, ex Petraca Padova e Verona, nel match di domenica all'Altichiero fosse persino il capitano del Vicenza allenato da Roberto Rampazzo non fa che accrescere lo sgomento.
 
 

L'AGGRESSIONE
Al 72' di Valsugana Padova-Rangers Vicenza, con il risultato già definitivamente scolpito sul 38-5, davanti a 150 spettatori (già, la serie A del rugby italiano) fra i quali il commissioner arbitrale Giovanni Morandin (anch'egli internazionale), Maria Beatrice Benvenuti sta seguendo un'apertura dei trequarti padovani dopo un raggruppamento e, seguendo alla lettera la tecnica arbitrale, sta dando le spalle al Vicenza. Così, mentre inizia la torsione del busto per seguire gli sviluppi del gioco, non può vedere che dietro di lei sta arrivando lanciato l'estremo Doglioli che non avrebbe riservato tanta furia nemmeno a un avversario. 

L'arbitro è completamente alla mercé di quell'aggressione: l'impatto è devastante e la Benvenuti finisce a terra schiantata. Subisce un colpo di frusta come nei peggiori tamponamenti e poi sbatte anche il capo sul terreno. Fa male vedere quelle immagini anche perché non te le saresti mai immaginate. Non ce ne sono, anche nella memoria di chi segue questo gioco da lungo tempo, precedenti di questo tipo, di questa violenza sui direttori di gara. Nei peggiori dei rarissimi casi relegati nelle serie minori, ci può essere stato un alterco, al più una spinta, un ceffone contro l'arbitro, ma sono casi che si contano sulla punta delle dita. Nel rugby il rispetto dell'arbitro è la prima "regola" che si insegna ai bambini e ai loro genitori, se ancora non conoscono l'ambiente.

Non c'è alcun dubbio che il gesto, nemmeno definibile un placcaggio, sia stato volontario: il pallone era lontano e tra il giocatore e l'arbitro non c'erano avversari da affrontare. A volte capita, nella concitazione del gioco, che un arbitro finisca urtato per errore oppure che venga involontariamente risucchiato in un raggruppamento, ma questa volta le immagini sono chiarissime. E allucinanti. Soprattutto inedite, inattese. Anche a livello internazionale.

"Ho dovuto vedere più volte quelle immagini - aveva detto Maurizio Vancini, presidente del Comitato nazionale arbitri di rugby - perché appunto lasciano stupefatti, oltre che addolorati per Maria Beatrice. E per il nostro mondo. Uno cerca di individuare un errore di valutazione del gesto, un elemento di confusione, di casualità, ma poi non resta che rassegnarsi a quell'aggressione alla spalle. Impossibile anche immaginare un movente che inneschi tale violenza".

Il giocatore del Vicenza era stato il primo dei tre compagni di squadra a meritarsi un cartellino giallo al 32' del primo tempo. Ovvero era restato escluso da gioco per 10 minuti. Ma, sempre per quel che può contare in questa follia, il Vicenza non è mai stato in partita (sei mete a una) e nemmeno una forte dose di norvosismo a buon mercato può essere alla base di quel che è accaduto.

Un fatto talmente sorprendente che l'arbitro, una volta rialzatasi, non ha preso provvedimenti: come immaginare che fosse volontaria quella carica? C'è da dire che la violenza dell'impatto deve avere frastornato la Benvenuti (e come poteva essere diversamente?) ma lei, con grande senso di responsabilità e facendo affidamento all'esperienza e alla tenuta fisica frutto di allenamenti quotidiani, ha condotto la partita fino al termine. Mancavano solo 8 minuti e ormai la partita dal risultato chiuso è filata via liscia con il pallone che ha viaggiato parecchio, ma in pochi ci sarebbero riusciti. Difficile comprendere anche l'atteggiamento dei giocatori, sia i compagni di Doglioli che gli avversari, probabilmente anche loro sorpresi da quel gesto brutale. E poi la Benvenuti non aveva fermato il match.

Solo negli spogliatoi, mentre cresceva il dolore, l'arbitro ha cominciato a realizzare quello che era accaduto. E con le fitte alla schiena e al collo sempre più lancinanti la Benvenuti si è fatta in seguito medicare al pronto soccorso: 15 giorni la prognosi iniziale. Presenti, inoltre, gli estremi anche per una denuncia penale, anche perché in questi anni è venuta meno per tali frangenti  la questione della clausola compromissoria.

Abbattuta alle spalle, la Benvenuti, in un campo della serie A italiana dopo che la setimana prima aveva arbitrato le World Series di Seven a Dubai. Quando si è diffusa la notizia dell'aggressione le sono subito arrivate tante manifestazioni di solidarietà anche dai colleghi e dalle colleghe di ogni parte del mondo. 


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