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Federer fa festa fino all'alba, ecco il party dopo il trionfo a Wimbledon

Federer fa festa fino all'alba, ecco il party dopo il trionfo a Wimbledon

Dopo le emozioni e le lacrime in campo, la festa fino all'alba con gli amici per celebrare alla grande l'ottava meraviglia a Wimbledon. È stata una lunga notte quella vissuta da Roger Federer dopo lo storico trionfo a quasi 36 anni nel major sull'erba londinese. Il party con la famiglia e gli amici è andato avanti fino alle 5 del mattino, ma nonostante qualche bicchiere di troppo lo svizzero alle 10 era di nuovo all'All England Club per le interviste del giorno dopo e le foto di rito con il prestigioso trofeo appena aggiunto alla sua ricca bacheca. «Ho mal di testa, non so cosa ho fatto ieri sera. Ma credo di aver bevuto diversi tipi di drink, troppi», ha ammesso sorridendo il campione di Basilea, 'sequestratò dai cronisti per un'altra ora e mezza dopo la conferenza stampa fiume di ieri sera. «Siamo andati in un bar con 30-40 amici, mi sono messo a letto alle 5 e quando mi sono svegliato non mi sentivo bene. Ma ci siamo divertiti», ha raccontato Federer.

La spagnola Garbine Muguruza, nuova regina di Wimbledon, aveva invitato Federer a ballare con lei nella tradizionale serata di gala di fine torneo. «Ma l'occasione non è mai arrivata -si è giustificato il campione di 19 Slam-. È stata una cena fantastica, ma siamo arrivati molto tardi e stavano già servendo le portate. C'era molta pressione per farlo, ma sul palco non c'era la musica e alla fine abbiamo scattato solo qualche foto». Archiviata la serata di festa, il discorso inevitabilmente si è spostato sui prossimi obiettivi di Federer e sulle sue concrete possibilità di tornare numero uno al mondo nei prossimi mesi: «L'obiettivo ora è godermi un anno da campione di Wimbledon e dell'Australian Open. Devo pensare solo a divertirmi e rimanere in buona salute. Se vinci i tornei più importanti e batti i migliori giocatori vieni ricompensato anche in termini di classifica. Devo essere intelligente con il mio corpo», ha spiegato, prima di riconoscere che «tornare a essere il numero 1 del mondo significherebbe molto».


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