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Rugby, Italia con cuore e grinta batte il Giappone 22-25: gli azzurri tornano alla vittoria Highlights

Rugby, Italia con cuore e grinta batte il Giappone 22-25: gli azzurri tornano alla vittoria Highlights

Nati per soffrire, i rugbysti italiani e loro fedeli. E,  qualche rara volta e comunque sempre dopo aver molto sofferto, godere. E' il caso di Kobe, dove  nel caldo appiccicoso e opprimente del pomeriggio gli azzurri hanno finalmente alzato le braccia al cielo per aver messo al tappeto il Giappone 22-25 (p.t. 3-12) che una settimana li aveva schiaffeggiati (34-17)  inoculando - quello che è peggio - laceranti dubbi esistenziali tra loro e il rugby che conta, quello per il quale l'intero movimento italiano lotta da due stagioni con un'unità di intenti mai vista prima ma che allo stesso tempo non produce ancora abbastanza successi con la nazionale chiamata a fare da traino a tutto il resto.

E' inevitabile caricare di significati questa vittoria che ci ha fatto trattenere il respiro per 80 minuti davanti alla tv mentre il sole della prima mattina cominciava a scaldare dalle finestre. Gli azzurri non vincevano dal novembre scorso (Fiji a Catania), poi otto sconfitte di seguito sì sempre contro squadre che ci precedevano di lunga o di gran lunga nel ranking mondiale ma amarisse da accettare come l'ultima, appunto sabato scorso in Giappone che esprime una nazionale all'11° posto nel mondo mentre gli azzurri arrancano al 14°. Ci si baloccava, con qualche ragione, che questo divario fosse frutto di un calendario più agevole per i giapponesi vitaminizzati da ben 8 equiparati dell'isole felici del rugby nel Pacifico, ma poi il primo test match ha invece spietatamente e soprattutto miseramente confermato che quella differenza era più giustificata, tanto era stata disarmante la prestazione dell'Italia. Quella prestazione invocata dal ct irlandese O'Shea per tenere a galla nel suo lungo programma la nave azzurra dopo ogni bordata del nemico. Macché: sconfitta bruciante e prestazione sconcertante. Un disastro che lasciava presagire altre bastonate. Al vento anche i proclami dei giorni precedenti: "Siamo qui per vincere". Per non dire che l'anno prossimo si tornerà proprio qui in Giappone per la Coppa del Mondo.

Invece a Kobe l'Italia ha vinto molto di più di quanto dica lo stretta differenza finale, orba persino di una meta superba di Minozzi che è stata incredibilmente scippata dal Tmo (l'arbitro alla moviola) chiamato in causa dal cervellotico arbitro neozelandese Briant: ben dentro la ripresa gli azzurri si sarebbero trovati su un inaspettato, confortante e davvero meritato 3-26 in grado di chiudere il match e persino di farci scalare posizioni in quel maledetto ranking.

Invece si è ben presto passati, grazie all'annunciato ritorno dei giapponesi mentre iniziava la salita finale della partita, al 10-19 al 60' e poi 17-19 al 64'. Insomma tutto da rifare nell'ultimo quarto d'ora, quasi sempre letale per gli azzurri. Per fortuna il capitano Ghiraldini ha serrato i ranghi con la classe e l'esperienza (96 caps) che conosciamo e gli azzurri hanno sfoderato ancora grinta, polmoni, cuore e soprattutto lucidità nel contenere il ritmo forsennato dei giapponesi. 

I nuovi entrati nel pack, forse con troppo ritardo, Traoré (esordiente), Ruzza e Licata, hanno permesso di non alzare iul piede dal gas in difesa conquistando terreno e penalty per Allan a cui solo un palo ha negato la prestazione perfetta dalla piazzola (4/5): con le punizioni al 70' e al 26' gli avversari spiritati sono stati ricacciati a distanza di sicurezza minima ma sufficiente per rendere inutile la meta marcata all'80'. 

Macché, è proprio il giorno dell'Italia, è proprio il momento di sorridere di nuovo e di pensare con qualche afflato in più alla nuova stagione a novembre quando bisognerà a tutti i costi ripetersi contro la Georgia a Firenze (10), un'altra nazione in crescita che ci precede di poco nel ranking e che fa la voce grossa in Europa, e comportarsi bene contro gli All Blacks (24) a Roma e l'Australia a Padova, anche se in realtà il primo match da allestire sarò quello inedito a Chicago contro l'Irlanda il 3, in una trasferta che arricchisce di dollari le casse della Fir e di non facili questioni tecnico-tattico-logistiche lo staff tecnico. 

Ed ora non si può più rimandare il riassunto della sofferenza vissuta a Kobe dove gli azzurri hanno di fatto tenuto il possesso della palla nel territorio del Giappone per quasi venti minuti (di cui la metà persino in superiorità numerica per il tentativo di Anise al 5' di scalzare la testa dal collo a Ghiraldini) senza marcare nemmeno un penalty. Una sterilità angosciante, perché vanificava la manovra di una squadra apparsa completamente trasformata rispetto alla settimana scorsa. Fasi su fasi ben incatenate, sicurezza in touche, cariche efficaci (Pelledri d'ora sempre titolare) ma poi è mancato ogni volta un niente per arrivare in meta. Con le mani nei capelli non si sapeva proprio che cosa pensare davanti a questo stillicidio di attacchi inconcludenti: l’Italia nel primo tempo ha il 77% di territorio e il 71% di possesso, un'enormità non leggibile nel tabellino.

Poi al 18' il buco di Hayward in contrattacco a metà campo, il passaggio a Violi e l'assist all'ala Benvenuti che ha sprintato in bandiera. Ecco, millanta azioni costruite per un cavare un ragno dal buco e la prima meta che nasce da un rilancio...

E' sempre l'Italia a condurre il gioco con una mediana puntuale in Violi e Allan e gli assalti di Negri, Polledri e Zanni, un altro veterano che come "Ghira" ha dato anima e cervello alla squadra. Al 25' la meta proprio del capitano dopo un drive ben condotto. Finalmente tutto coincideva sotto gli occhi del ct O'Shea: buona prestazione e conseguente dominio sul campo: 0-12. 

Al 33' un primo campanello d'allarme: nella nostra prima mischia chiusa la prima linea cede e regala un penalty a Tamura per il 3-12. Brutto per il punteggio e peggio ancora per il morale retrocedere così con il pack anche perché sono poi arrivati tre errori consecutivi conpresi lo spreco di una penal touche magnifica per allungare il vantaggio che invece restava insufficiente per guardare con ottimismo alla ripresa. 

Dopo il the, invece, Polledri ben servito da Violi rompe tre placcaggi degli allibiti giapponesi e marcava in mezzo ai pali per il 3-19 già al 44'. Cinque minuti dopo Minozzi afferra una palla incustodita dagli avversari e riappare in meta. Un capolavoro di astuzia e velocità di quelli a cui ci ha abituato il piccolo padovano schierato in questo match all'ala invece che a estremo. Tutti abbiamo scritto sul taccuino 3-26 cominciando a credere nella vittoria finale. L'arbitro kiwi e il collega alla moviola hanno invece ritenuto la freccia azzurra in fuorigioco che nemmeno un calibro millimetrato avrebbe in realtà rilevato per il semplice fatto che non c'era.

Soffrire, soffrire e soffrire anche se fino a quel momento gli azzurri, sterilità a parte, avevano tenuto pienamente le redini del gioco. Ottimo anche il rientrante Campagnaro, di sostanza il match di Castello, bene la regia anche con Tebaldi, sempre lucide le scelte tattiche. 

Il match, sotto il tetto chiuso dell'afoso Misaki Stadium, si è riaperto allora al 60' con la meta di Tofu al 60' e di lì si è smesso tutti di respirare per i venti minuti finale. "Don't panic" è tuttavia apparso nelle menti degli azzurri che di benzina ne avevano ancora per mettere in valigia questo successo così importante per loro e per gli altri rugbysti italiani. 

Il presidente federale Alfredo Gavazzi aveva auspicato, alla vigilia trascorsa insieme alla squadra, che arrivasse in questo match una vittoria che "segnasse una svolta che il movimento aspetta". Una vittoria, magnificamente sofferta, è arrivata, anche se per quanto importante non può ancora bastare a sostenere quella svolta invocata: diciamo però che almeno abbiamo rimesso in moto dopo una lunga panne mettendo anche la freccia per iniziare la manovra con la possibilità, vedremo a novembre, di completarla.

E solo a pensare alla cupezza che avrebbe innescato un altro ko viene subito da andare a correre sotto il sole oggi per noi finalmente levante.




I COMMENTI
“Avevamo chiesto una reazione alla squadra e credo che questa si sia vista e sia stata eccezionale oggi per i primi sessanta minuti, anche se forse non si è riflettuto molto sul punteggio. La meta non data a Minozzi ha cambiato il momentum della partita, ma siamo riusciti ancora a reagire e voglio fare i complimenti a Leonardo per come ha gestito la squadra in questa settimana difficile” è la prima reazione a caldo del ct azzurro Conor O’Shea.
“Dobbiamo giocare allo stesso livello a cui abbiamo giocato oggi per quasi un’ora ogni volta che scendiamo in campo. Stiamo cambiando molte cose per il meglio, ma anche se stiamo facendo le cose giuste sappiamo che c’è ancora molto da fare, e lo faremo insieme a questo gruppo, alle Zebre e alla Benetton che in questi giorni ci hanno fatto sentire la propria vicinanza. Sono felice per la vittoria di oggi per quel che significa per i giocatori, per i fans, per tutto il rugby italiano e perché oggi i più giovani della squadra hanno imparato molto da questa partita e da questa vittoria” ha aggiunto il CT.

“Avevo chiesto ai ragazzi di sfidare loro stessi e nei primo cinquanta, sessanta minuti ho pensato che avevamo sprecato molte opportunità, ma quando il margine nel punteggio si è ridotto la nostra mentalità ha fatto la differenza. Abbiamo un gruppo giovane ma di qualità e la vittoria di oggi è fondamentale per il nostro futuro” ha dichiarato O’Shea. “Non solo abbiamo battuto una squadra che ci precede nel ranking, ma abbiamo visto un’Italia capace di esprimersi a un differente livello”.

“Dopo la meta non concessa a Minozzi il Giappone ha pensato di avere una chance, sono questi piccoli momenti che possono cambiare una partita, ma il lavoro della squadra è stato eccezionale da parte di tutti, penso ad esempio a Tebaldi che ha fatto un grande lavoro per evitare un tenuto: è la dimostrazione che l’aspetto mentale resta cruciale per noi a questo livello”.

“Sappiamo di avere grandi responsabilità per noi e per tutto il rugby italiano, oggi sono solo felice per la squadra e per i nostri fans, ma questo gruppo di ragazzi ha grandi qualità e stando insieme non potrà che continuare a crescere, c’è grande potenziale per il futuro” ha concluso O’Shea.

“Sono orgoglioso della reazione della squadra dopo Oita – ha detto Leonardo Ghiraldini – anche se l’obiettivo del tour era vincere la serie con il Giappone e non pareggiarla oggi abbiamo giocato un ottimo rugby e reagito in modo brillante alle difficoltà”

“Sappiamo dove vogliamo andare e quella di oggi è una grande vittoria per noi e per lo staff, negli ultimi due anni abbiamo lavorato molto duro e continueremo a farlo, la direzione è chiara”.

“Il Giappone si è confermato un’ottima squadra, ha fatto grandi progressi in mischia e in rimessa laterale e hanno saputo metterci sotto pressione là davanti, credo oggi il loro pack sia a livello di quelli che affrontiamo nel 6 Nazioni” ha concluso il capitano azzurro.

Kobe, MIsaki stadium Giappone-Italia 22-25 (p.t. 3-12)
Marcatori.
Italia: 3 m. 18' Benvenuti 25' Ghiraldini 44' Polledri; 3 c.p. 70'  76' e 2 tr. Allan
Giappone: 3' m. 60' Tupou 65' Mafi 80' Matsushima; 1. c.p. 33' Tamura; 2 tr. Matsuda.
Cartellini gialli: 5’ Anise, 80’ Licata

Giappone: Matsushima; Lemeki, Tupou, Lafaele (10’ st. Nakamura), Fukuoka; Tamura (10’ st. Matsuda), Tanaka (1’ st. Nagare); Himeno (1’ st. Mafi), Leitch (cap), Tokunaga; Anise, Van der Walt (10’ st. Helu); Koo, Horie (33’ st. Niwai), Inagaki
all. Joseph
Italia: Hayward; Benvenuti, Campagnaro (22’ st. Bisegni), Castello, Minozzi; Allan, Violi (10’ st. Tebaldi); Steyn, Polledri (33’ st. Licata), Negri; Budd, Zanni (28’ st. Fuser); Pasquali (10’ st. Ferrari), Ghiraldini (cap, 32’ st. Bigi), Lovotti (26’ st. Traorè):
all. O’Shea
arb. Briant (Nuova Zelanda)
Cartellini: 4’ pt. Anise (Giappone); 39’ st. giallo Licata

Note: terreno in ottime condizioni, in tribuna il Presidente della FIR Alfredo Gavazzi. Esordio in Nazionale per Cherif Traorè, Azzurro n. 682. Spettatori 20276.

Calciatori: Tamura (G) 1/2; Allan (I) 4/5; Matsuda (G) 2/2


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