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Rugby, all'Olimpico il ko più amaro con la Scozia: alla sirena finisce 27-29

Rugby, all'Olimpico
il ko più amaro con la Scozia: finisce 27-29

Pur abituati, abituatissimi, all'amarezza della sconfitta, sarà dura mandare giù anche questa: davanti a 60mila robanti fedeli all'Olimpico l'Italia ha ceduto alla Scozia all'ultimo secondo. E' finita 27-29 nella tappa conclusiva del Sei Nazioni che gli azzurri hanno condotto in avanti fino a 9 minuti dalla fine, e poi ancora sopra 27-26 a 300 secondi dalla sirena.
Macché: al 78' Laidlaw ha infilato il calcio dell'ultimo soprasso e a pochi istanti dal fischio l'Italia ha commesso un "in avanti" mentre attaccava disperata per portare a casa quello che avrebbe sommamente meritato se il rugby non fosse una scienza così spietatamente esatta. Si sente ancora più male a perdere così, quando, una volta tanto, si ha in mano il biglietto giusto ma ce lo si fa portare via dal vento. E poi così è arrivata la 17a sconfitta consecutiva (record per l'Italia che adesso purtroppo insidia la Francia che negli anni Dieci ne perse 18) e il terzo cucchiaio di legno (5 ko su 5), il che fa salire a 8 la nostra non invidiale collezione di utensili virtuali in 19 partecipazioni al Torneo che ieri ha visto il trionfo dell'Irlanda a Twickenham (5 vittorie, Grand Slam) con la Magna Inghilterra ignominiosamente quinta, davanti solo agli azzurri. Ad averci scommesso un mese fa si sarebbe fatta una fortuna.
 



In una fase ad altissima tensione come l'ultimo scampolo del match sono emersi la maggiore esperienza e il lucido cinismo degli scozzesi che prima di noi avevano scalpato Francia e Inghilterra, per dire. Ma sul prato dell'Olimpico quasi tutta la partita è stata nelle mani e nei piedi degli azzurri che, dopo aver chiuso il primo tempo sul 17-12, hanno allungato di nuovo con Allan (Mvp del giorno) con una meta innescato da da un colossale buco dell'esordiente Polledri che forse poteva pure debuttare prima vista la sua solidità in attacco e in difesa.
Insomma 24-12 al 45' e ancora tanta benzina nel serbatoio azzurro: mancava ancora un'eternità, ma davvero era lecito sperare di bloccare la serie nera di 16 ko consucutivi, di non punire il capitano Parisse con la 100a sconfitta in 134 presenze, che potrebbe giocare con gli All Blacks ma che in questo Sei Nazioni tuttavia non ha certo brillato come indica il curriculum stellare. Anche ieri un paio di scelte a vuoto che a lui, solo a lui, non si possono perdonare.

L'Italia questa volta non è crollata fisicamente e neppure mentalmente, solo ha cominciato a sfilacciarsi davanti all'esperienza degli scozzsi che in questa fase hanno messo dentro le grosse Berta come Richie Gray, un colosso di 2 metri e 5 centimetri e 125 chili, e Denton, per erodore fette di prato e portarsi a tiro di meta. Al 61' e al 71' hanno segnato con Maitland (24-19) e Hogg (24-26) nonostante la difesa imperiale degli azzurri. 
A quel punto, con 9 minuti da giocare, l'Italia ha ripreso ad attaccare come fanno solo i più bravi conquistando il penalty del controsorpasso che ci ha illuso che l'ottavo cucchiaio di legno potesse restare nel sua madia virtuale. C'era da resistere cinque minuti senza commettere falli, ma dall'altra parte la Scozia non sarebbe la 7a squadra al mondo (Italia 14a) se non avesse mantenuto la mente fredda per giocarsi l'ultima carta. Che amarezza, per adesso. Poi nei prossimi giorni si potranno cercare di archiviare anche i passi in avanti che questo gruppo ha effettivamente compiuto.  

PRIMO TEMPO
Azzurri all'arrembaggio, finalmente, dal primo respiro del gioco che ha tenuto in apnea i 60mila fedeli dell'Olimpico per tutto il primo tempo: al the il tabellone diceva 17-12 . L'Italia ha stretto - di nuovo finalmente - la difesa concendendo solo una meta "soffice" agli scozzesi (10' Brown) che si sono dovuti sudare la seconda al 24' con un lungo driving maul (Barclay), ma per il resto il Cardo si è trovato schiacciato nella sua trincea dagli attacchi a ripetizione degli azzurri in stato di grazia. Allan ha orchestrato da podio il gioco trasformando prima il penalty del 3-0 al 7' e poi filtrando come una saetta nella linea scozzese terminando la corsa sotto i pali con un sorriso contagioso: 10-5 al 14'.
 
Parisse ritrovato, il debuttante Polledri ovunque, il pilone Ferrari rapido come il cognome. Due touche e due mischie rubate e una sicurezza nella manovra sin qui solo sognata. E al 21' la nuova magia di Minozzi, un Frecciarossa Rivarossi che ha bruciato due scozzesi sul grubber (calcetto rasoterra) micidiale di Allan. Il 21enne padovano, al suo primo Sei Nazioni, ha segnato 4 mete in 5 partite e a 4 squadre diverse: un record doppio.
Uno spettacolo, con tutto l'Olimpico in piedi davanti a tanta magnificenza. Insomma italia sul 17-5 strameritato poi accorciato al 24' da Barclay. 
E fino all'intervallo ancora italiani in avanti dopo essersi difesi come mastini negando per due volte la marcatura nonostante le millanta fasi davanti ai pali azzurri. 

Italia: Minozzi; Benvenuti (19' st Hayward), Bisegni, Castello (34' st Canna), Bellini; Allan, Violi (27' st Palazzani); Parisse (cap.), Polledri (27' st Licata); Budd, Zanni (13' st Steyn); Ferrari (19' st Pasquali), Ghiraldini (37' st Fabiani), Lovotti (19' st Quaglio).
All.: O'Shea.
Scozia: Hogg; Seymour, Jones (13' st Horne), Grigg, Maitland; Russell (16' st Price, 24' st Russell), Laidlaw; Wilson (27' st Denton), Watson, Barclay (C); J. Gray, Swinson (13' st R. Gray); Nel (1' st Fagerson), Brown (1' st Bhatti), Reid (1' st McInally). A disp. Kinghorn. All.: Townsend
Arbitro: Gauzère (Francia)
Marcatori: nel pt 7' Allan (cp); 10' m Brown (3-5); 14' m Allan tr Allan (10-5); 21' m Minozzi tr Allan (17-5); 25' m Barclay tr; nel st 5' m Allan tr Allan (24-12); 21' m Maitland tr Laidlaw (24-19); 31' m Hogg tr Laidlaw (24-26); 36' cp Allan (27-26); 38' cp Laidlaw (27-29). Spettatori: 60.450

Quinto e ultimo turno: Italia-Scozia 27-29; Inghilterra-Irlanda 15-24; Galles-Francia 14-13. Classifica: 1) Irlanda p. 26 (campione e Grand Slam) (+78); 2) Galles 15 (+36) ; 3) Scozia 13 (-27) ; 4) Francia 11 (+14); 5) Inghilterra 10 (+10); 6) Italia 1 (-111). 

 
 



LA PRESENTAZIONE
Travolti da una ridda di numeri rossi, è fatica individuare magre speranze alla vigilia dell'atto finale del Sei Nazioni oggi all'Olimpico dove - a ogni modo - si ritroveranno almeno 60mila fedeli con una quota minima di scozzesi (6mila) e i botteghini aperti dalle 9.
Che folla, allora, costante e festante per una nazionale che perde, nel Torneo, da 16 partite consecutive e che nelle due precedenti edizioni ha meritato il cucchiaio di legno, l'utensile virtuale appioppato per scherno a chi perde tutti i match. Ne abbiamo collezionati già 7 in 19 partecipazioni e oggi per i bookmaker è garantito l'ottavo dopo la sfida contro la settima squadra al mondo che ha scalpato Francia e Inghilterra, con gli azzurri ristagnano al 14° posto. Un'antologica Wooden Spoon River che immalinconisce, non c'è che dire.

DIFESA
In realtà a essere fortemente deludente non è stato sin qui il numero dei ko, assolutamente preventivabile, ma il modo in cui sono maturati: malissimo contro Irlanda e Francia, meno peggio contro Inghilterra e Galles. Assai al di sotto delle aspettative, e anche dei proclami, del ct irlandese O'Shea che in questo torneo ha smarrito per strada intanto la difesa (23 mete incassate), soprattutto in avvio dei match. Che poi è una fatica immane rimontare contro queste nazioni che, come la Scozia, hanno iniziato almeno dieci anni fa ad allestire una ragionata filiera (club, accademie, franchigie, nazionale) per crescere i talenti. Una strategia che di fatto in Italia è decollata solo da poche stagioni e registrata da appena due con l'arrivo di O'Shea e del suo staff. Così, la settima e ultima volta in cui abbiamo battuta la Scozia nel Torneo risale al 2015, poi il baratro. Adesso la rotta è segnata, si vedono anche i primi risultati come il talentuoso estremo Minozzi, 21 anni, e soprattutto come i ragazzi dell'Under 20 che ieri a Bari hanno surclassato la Scozia 45-31, bissando lo storico trionfo in Galles. Nell'immediato, però, O'Shea è chiamato a un maggior rigore tattico: primo, non prenderle. Magari sfruttando il fisico del 23enne Jake Polledri, nipote di un gelataio di Sora che nel dopoguerra emigro in Galles per approdare infine a Bristol. Il ragazzone che oggi debutta in azzurro, lasciando momentaneamente la casacca del Gloucester (nella Serie A inglese), è poi figlio di Peter, leggenda del Bristol, club per il quale ha giocato oltre 500 partite. Polledri, Negri e Parisse: ecco l'intero reparto della terza linea composto da italiani nati all'estero da genitori italiani. 

Ecco proprio il capitano: «Contro la Scozia - dice il capitano Parisse - vogliamo evitare gli errori in difesa che ci hanno finora penalizzato. Poi potremo dimostrare che sappiamo concretizzare il possesso, ne sono certo: un po' di esperienza, a 34 anni, ce l'ho». Certo, è anche molta saggezza: ai menagramo che gli ricordano che oggi potrebbe celebrare la 100a sconfitta in 134 caps (dal 2002!) lui ricorda le sue 33 vittorie. E poi gli stessi All Blacks hanno detto che uno come Sergio avrebbe potuto essere dei loro per le sue fenomenali capacità.

BONUS A NULLA
Ah, il Board del Torneo ha confermato dopo appena un anno di prova il punteggio australe (4 punti a vittoria, un punto di bonus per almeno 4 mete e per chi perde di 7 o meno punti), ma anche oggi la classifica finale che indica il vincitore se ne fa un baffo di tali arzigogoli. Bonus a nulla, insomma, come prevedibile in una competizione così corta, anche se c'è chi magnifica la corsa abulica a segnare più mete. Già, come se dal 1883 in poi si ricordassero match meno intensi di una finale mondiale: ogni partita è una battaglia senza prigionieri, da sempre. E poi guardate bene i volti degli irlandesi se oggi (per di più San Patrizio) saranno costretti ad alzare la Coppa del Sei Nazioni dopo aver perso la partita a Twickenham che non conta nulla per la graduatoria del Torneo, ma che conta più di ogni cosa per la sfida più importante, quella dell'orgoglio.

SQUADRE MULTIETNICHE
Apriamo infine una parentesi per Le Tre Rose, la squadra multietnica di Rosignano Monferrato (Alessandria)  di nuovo all'Olimpico di Roma per il Sei Nazioni per la partita fra Italia e Scozia. E' la squadra che da tre stagioni milita in serie C con una speciale e innovativa delega della Federugby che consente di schierare tutti migranti richiedenti asilo. Un'iniziativa senza precedenti nel mondo dello sport italico che sta diventando anno dopo anno sempre più robusta confermando che placcaggi e buona volontà possono portare molto lontano. Una delegazione delle Rose (il capitano Fabio Lifredi, Nicolò Boda, Ibrahim Kalil Traore, Ibrahim Khalil Kone e Frank Abakan) sarà schierata con gli azzurri per cantare l'Inno Nazionale prima della partita insieme a una delegazione dei Diavoli Rossi Varese (un'altra squadra che sostiene un progetto multietnico) e della Liberi Nantes di Roma (squadra di calcio che milita in Terza Categoria. Dopo il match del Sei Nazioni, allo stadio dei Marmi, le  tre squadre giocheranno un torneo fra di loro.
“La nostra squadra multietnica ne ha fatta di strada, ne sta facendo e ne farà – dice il presidente Paolo Pensa – dando luce a Casale Monferrato, il Monferrato casalese e tutto il Piemonte: andremo a Roma, infatti, proprio con il Patrocinio della Regione Piemonte, oltre a quello del Comune di Casale Monferrato”.


Quinto e ultimo turno, oggi alle 13.30: Italia-Scozia (diretta DMax dalle 12.45); ore 15.45 Inghilterra-Irlanda (diretta DMax); ore 18 Galles-Francia (diretta DMax). Classifica: Irlanda 19 (campione)(+69); Galles 11 (+35); Inghilterra 10 (+19); Francia 10 (+15); Scozia 8 (-29); Italia 0 (-109).

 


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COMMENTA LA NOTIZIA
1 di 1 commenti presenti
Maurizio Bellagamba
2018-03-18 07:12:50
Ma ancora non abbiamo capito che questo torneo non è roba per noi?

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