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Rugby, Italia piegata dall'Argentina 15-31: Pumas spietati, azzurri senza artigli

Rugby, Italia piegata dall'Argentina 15-31: Pumas spietati, azzurri senza artigli

dal nostro inviato
FIRENZE Di nuovo azzurri dietro la lavagna. E per punizione scrivere cento volte: "Dobbiamo imparare a segnare mete e non solo calci piazzati". I maestri questa volta sono gli argentini che, davanti ai 21.874 fedeli del Franchi di Firenze tagliato a fette da raggi radenti di sole, hanno resistito per quasi 70 minuti alla pressione degli azzurri per chiudere la pratica nelle ultime fasi: 15-31 ovvero cinque penalty di Canna contro tre mete dei Pumas e il resto in calci di Sanchez.

La partita, anche secondo gli allibratori, dove avanzare punto a punto e in effetti così è stato per gran parte del match, ma in realtà l'impressione fastidiosa è che fosse solo questione di tempo perché l'Italia non ha costruito una reale occasione di meta che una, forse mezza verso la fine del primo tempo grazie a una touche trasformata in rolling maul. 
Invece la squadra al decimo posto nel ranking mondiale ha mostrato alla tredicesima che cosa significhi la concretezza: mancata una marcatura al primo minuto, hanno realizzato tutte e tre le seguenti, sia pure slabbrando la partita solamente nel finale.
Sì, perché gli azzurri sono stati persino superiori ai Pumas in mischia (4 rubate, e qui fanno fatica pure gli All Blacks) e in touche (ancora 4, e solo nel primo tempo), ma poi si sono incartati nella cronica carenza di idee in fase offensiva.
Con un patrimonio di possesso così consistente bisognava guadagnare più terreno alle mano e al piede, ma poi i nostri centri Castello e Boni rimbalzavano contro il muro biancoceleste oppure si isolavano privi di sostegno, anche perché fra le terze linee solo il capitano Parisse teneva il ritmo. In cabina di regia Violi e Canna hanno dato verve alla manovra, ma il nostro avanzamento non è mai risultato produttivo o perché intuibile o perché - la più probabile e la più amara - non siamo ancora in grado di "bucare" la difesa di squadre organizzate e abituate ogni a giocare, come l'Argentina, contro Nuova Zelanda, Australia e Sud Africa. 
Il ct O'Shea, in altre parole, ha sistemato parecchie cose, compresa la tenuta atletica, ma il cammino è ancora lungo per sistemare tutte le tessere del puzzle azzurro.
Anche oggi mischia chiusa e touche sono filate via bene, anche sopra ogni attesa, ma poi la palla va fatta viaggiare con efficacia. Gli argentini hanno anche accusato i colpi del pack azzurro, si sono salvati spesso grazie al mestiere, ma in tre o quattro occasioni hanno saputo alzare il ritmo come invece gli azzurri non sono ancora in grado di fare.

Resta allora scolpito nel granito il tabù dei Pumas, che in casa non battiamo dal 1998, mentre fuori l'ultimo successo risale al 2008. 

Da promuovere, nel caldo pomeriggio di Firenze che sognava l'exploit di un anno fa con la scalpo degli Spingboks appeso alle cinture azzurre, tutta la prima linea iniziale: Lovotti, Bigi e Ferrari, dominatori di questa fase primordiale e determinante del gioco in cui i Pumas sono maestri. Non è poco, ma certo non basta in vista proprio del Sud Africa sabato prossimo a Padova.
  
 
Il tabellino
Italia 15 Argentina 31 (p.t. 9-8)

12' 0-3 c.p. Hernandez
13' 3-3 c.p. Canna
20' 6-3 c.p. Canna
27' 6-8  m. Cancelliere
32' 9-8 c.p. Canna

45' 9-11 c.p. Sanchez
48' 12-11 c.p. Canna
54'  12-14 c.p. Sanchez
57' 15-14 drop Violi
60' 15-17 c.p. Sanchez
69' 15-24 meta Kremer tr. Sanchez
76' 15.31 meta Tuculet tr. Sanchez



Italia: 15 Jayden Hayward, 14 Leonardo Sarto, 13 Tommaso Boni, 12 Tommaso Castello, 11 Mattia Bellini, 10 Carlo Canna, 9 Marcello Violi, 8 Sergio Parisse (cap.), 7 Abraham Steyn, 6 Francesco Minto, 5 Dean Budd, 4 Marco Fuser, 3 Simone Ferrari, 2 Luca Bigi, 1 Andrea Lovotti
A disp. 16 Leonardo Ghiraldini, 17 Federico Zani, 18 Dario Chistolini, 19 Federico Ruzza, 20 Giovanni Licara, 21 Tito Tebaldi, 22 Ian McKinley, 23 Matteo Minozzi
All. Conor O’Shea

Argentina: 15 Joaquin Tuculet, 14 Sebastian Cancelliere, 13 Matias Orlando, 12 Santiago Gonzalez Iglesias, 11 Emiliano Boffelli, 10 Nicolas Sanchez, 9 Martin Landajo, 8 Juan Manuel Leguizamon, 7 Marcos Kremer, 6 Pablo Matera, 5 Tomas Lavanini, 4 Matias Alemanno, 3 Nahuel Tetaz Chaparro, 2 Agustin Creevy (cap.), 1 Santiago Garcia Botta
A disp. 16 Julian Montoya, 17 Lucas Noguera, 18 Enrique Pieretto, 19 Guido Petti, 20 Banjamin Macome, 21 Gonzalo Bertranou, 22 Juan Martin Hernandez, 23 Matias Moroni
All. Daniel Hourcade

Arbitro: Jaco Peyper (Sud Africa)
Tmo: Brian MacNeice (Irlanda)



La presentazione
FIRENZE Il cielo era un cappa di piombo quel 7 novembre di 19 anni fa, ma alla fine a Piacenza brillava tutto d’azzurro quando l’arbitro inglese White fischiò la fine del test match: Italia 23 Argentina 19. La squadra condotta da Massimo Giovanelli, orchestrata da Diego Dominguez e brevettata dal ct Georges Coste ne aveva combinata un’altra in quella felice stagione che aveva già visto cadere ai piedi dell’Italia anche la Scozia e la Russia e con il Galles che si era salvato 23-20 a Llanelli solo grazie a una clamorosa svista – diciamo così – dell’arbitro inglese Lander.

Perdonate il tuffo nel passato, ma è che da quel giorno dagli argentini le abbiamo solo prese quando li abbiamo ospitati a casa nostra, mentre risale non proprio all’altro ieri l’ultimo successo degli azzurri contro i Pumas in Argentina: quel 12-13 del 2008 a Cordoba (ct Mallett) che hanno vissuto solamente, fra gli italiani in campo oggi a Firenze, il capitano Parisse e il tallonatore Ghiraldini.

Due anche i reduci nell’altra trincea odierna: Leguizamon, un numero 8 come Parisse, e il “mago” Hernandez, regista dalla sontuosa pedata.

Si capisce allora che il test match di oggi porti in dote un frutto proibito che fa dannatamente gola a entrambi i rivali. Gli azzurri non vedono l’ora di sfatare il tabu malefico che resiste dal 1998 e sono stati attenti, in questa settimana, a non farsi prendere dall’euforia innescata dalla vittoria 19-10 sulle Fiji a Catania che ha interrotto finalmente una striscia di 9 ko consecutivi.

L’Argentina invece sabato scorso ha perso 21-8 a Twickenham da un’Inghilterra sperimentale e subissata di fischi. Il che porta a 12 le sconfitte per i Pumas nelle ultime 13 partite, ché il Quattro Nazioni ha riservato solo amarezze. Di fatto la squadra di Hourcade ha superato ultimamente solo la Georgia. Mica tanto per una nazionale capace di imprese stellari e che si pensava maturasse più in fretta nel mondo del professionismo anche grazie al confronto annuale con Australia, Sud Africa e All Blacks e all’inserimento della franchigia Jaguares (una nazionale B, insomma) nel SuperRugby. Macché: il movimento argentino ancora stenta e viene portato a esempio da chi profetizza sventure per un rugby che al vertice può continuare vendere attici solo a poche, pochissime nazionali, sempre quelle.

A ogni modo avercene di problemi come gli argentini, decimi al mondo mentre gli azzurri sono faticosamente risaliti al 13° posto. Anche perché l’Italia non soffre, in fatto di quantità e qualità, della fuga di talenti all’estero come i Pumas che orgogliosamente hanno deciso di non convocare in nazionale chi emigra inseguendo sterline ed euro.

Così oggi è davvero difficile vaticinare un punteggio: persino gli allibratori dicono di uno scontato favore per gli ospiti, ma con uno scarto di appena 2 punti. Nulla. Che poi gli azzurri giochino con l’avversità del pronostico è logico e abituale, visto che i loro rivali sono costantemente al di sopra di loro nel ranking mondiale.

E poi c’è l’inebriante ricordo dell’anno scorso proprio al Franchi di Firenze, quando la squadra del ct O’Shea rivoluzionò davvero ogni previsione abbattendo il Sud Africa. Che giornata. Che impresa. Poi però solo pianto e stridore di denti fino a sabato scorso a Catania.

Il XV azzurro di oggi, identico a quello che ha matato i giganti del Pacifico, è profondamente cambiato rispetto a un fa ed è piaciuta, nonostante il ringiovanimento, la maturità esibita contro i caotici fijiani. Meno è piaciuta la sterilità. Ma con i Pumas i palloni da giocare saranno di sicuro di meno, mentre sarà determinante reggere l’urto in mischia chiusa e in touche. O’Shea punta ancora sulla verve di Viola e Canna in regia, mentre vedremo se Parisse, nato in Argentina ma da genitori italiani, sarà chiamato a un ruolo di ordinato secondo playmaker oppure se potrà liberare il suo colossale talento basato tanto sulla tecnica quanto sull’istinto. "Se stiamo uniti e concentrati per tutto il match, possiamo batterli", garantisce il capitano.

Italia-Argentina test match Firenze, Stadio Franchi
Inizio ore 15 (Dmax dalle 14.15)

Italia: 15 Jayden Hayward, 14 Leonardo Sarto, 13 Tommaso Boni, 12 Tommaso Castello, 11 Mattia Bellini, 10 Carlo Canna, 9 Marcello Violi, 8 Sergio Parisse (cap.), 7 Abraham Steyn, 6 Francesco Minto, 5 Dean Budd, 4 Marco Fuser, 3 Simone Ferrari, 2 Luca Bigi, 1 Andrea Lovotti
A disp. 16 Leonardo Ghiraldini, 17 Federico Zani, 18 Dario Chistolini, 19 Federico Ruzza, 20 Giovanni Licara, 21 Tito Tebaldi, 22 Ian McKinley, 23 Matteo Minozzi
All. Conor O’Shea

Argentina: 15 Joaquin Tuculet, 14 Sebastian Cancelliere, 13 Matias Orlando, 12 Santiago Gonzalez Iglesias, 11 Emiliano Boffelli, 10 Nicolas Sanchez, 9 Martin Landajo, 8 Juan Manuel Leguizamon, 7 Marcos Kremer, 6 Pablo Matera, 5 Tomas Lavanini, 4 Matias Alemanno, 3 Nahuel Tetaz Chaparro, 2 Agustin Creevy (cap.), 1 Santiago Garcia Botta
A disp. 16 Julian Montoya, 17 Lucas Noguera, 18 Enrique Pieretto, 19 Guido Petti, 20 Banjamin Macome, 21 Gonzalo Bertranou, 22 Juan Martin Hernandez, 23 Matias Moroni
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Tmo: Brian MacNeice (Irlanda)

 


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